• Acne: cause e rimedi

    L’acne è una malattia molto frequente tra gli adolescenti ed un po’ meno diffusa per quanto riguarda gli adulti. Non è solo una questione prettamente estetica, ma può anche portare ad un forte stress emotivo per chi ne soffre.

    Proprio per questo motivo è molto importante tenerla controllata e curarla. Nelle prossime righe andremo a vedere quali sono le principali cause dell’acne e come poterla curare.

    Cos’è l’acne

    L’acne è un’infiammazione che viene causata da un eccessivo funzionamento delle ghiandole sebacee che circondano la base dei peli e producono il sebo, una sostanza grassa che è necessaria per proteggere la pelle.

    Il sebo in eccesso che si deposita sui follicoli li ostruisce e forma così i cosiddetti punti neri.

    Questo processo aumenta la proliferazione dei batteri che possono creare a loro volta dei brufoli o delle pustole che di conseguenza provocano prurito.

    Sintomi dell’acne

    L’acne può manifestarsi con diversi gradi di gravità e i principali sintomi sono:

    • punti neri o comedoni, formati principalmente da sebo;
    • papule che sarebbero dei piccoli rilievi solidi di colore rosato, potrebbero essere dolorose al tatto;
    • pustole, piccoli rilievi solidi con al centro una punta bianca contenente pus;
    • noduli: si formano sotto pelle e sono dolorosi;
    • cisti: sotto pelle, dolorose e piene di pus.

    Cause dell’acne

    L’acne può essere causata da diversi fattori. Il principale è la predisposizione individuale, oppure le alterazioni ormonali. Infatti, i periodi principali durante i quali una persona viene colpita dall’acne sono: l’adolescenza, le mestruazioni e la gravidanza.

    Lo stress, l’utilizzo di alcuni farmaci e la troppa esposizione al sole sono fattori che non provocano acne, ma possono peggiorarla.

    Per alcune donne, soprattutto dopo i 25 anni, l’utilizzo improprio di cosmetici può essere causa di acne.

    Ultima causa può essere la formazione di un batterio, il Propionibacterium acnes, che se produce troppo sebo può creare pustole o punti neri fastidiosi.

    Come prevenire l’acne

    Per prevenire l’acne è molto importante evirare i metodi “fai da te”, ma è necessario affidarsi a professionisti della pelle, come per esempio Clinica Tarabini, che sarà sicuramente in grado di consigliarti quali sono le buone abitudini da assumere e quali rimedi seguire per poter arginare il problema.

    Nel caso in cui tu soffra già di acne ed il processo fosse già avviato, non preoccuparti. Affidati sempre a dei professionisti del settore che saranno in grado di risolvere il tuo problema.

    Skincare viso

    Chi soffre di acne, deve lavare la faccia mattina e sera, utilizzando sempre dei detergenti poco schiumogeni e sebo regolatori. Questi ultimi servono a rimuovere il sebo in eccesso, senza essere troppo aggressivi.

    Una volta a settimana, sarebbe ottimale riuscire a fare una maschera a base di argilla.

    Quando schiacciare i brufoli

    Sarà sicuramente capitato almeno una volta nella nostra vita di guardarci allo specchio e notare nel nostro riflesso un brufolo che volevamo a tutti i costi schiacciare, sappiamo molto bene che la tentazione è tanta. Non tutti i brufoli però sono “esplodibili”, infatti andare a schiacciarne uno non ancora pronto potrebbe causare un’ulteriore infiammazione che alimenterebbe tutto il processo.

    È sempre meglio utilizzare un sottilissimo ago sterilizzato e far esplodere sono quelli che sono di un colore bianco-giallastro, con il pus ben visibile.

    Importanza dell’alimentazione

    Un’alimentazione ricca, sana e nutriente aiuta molto ad evitare l’acne. È molto importante ingerire degli alimenti che contengono sostanze come lo zinco, le vitamine A ed E, gli acidi grassi, gli omega-3, gli antiossidanti che aiutano a rendere la pelle più forte e ad alleviare l’infiammazione.

    Anche i cibi con un indice basso glicemico aiutano a prevenire e curare l’acne.

    Gestire lo stress

    Compatibilmente con la propria persona e i propri hobby è fondamentale riuscire a ritagliarsi del tempo per sfogarsi e rilassarsi. Lo stress, infatti è una delle principali cause di acne.

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  • Come curare le carie ai denti

    La carie è forse tra i problemi più comuni che interessa la nostra salute dentale. Il problema sostanziale è che abbiamo paura tutti di andare dal dentista, e trascuriamo la salute della nostra igiene orale. Eppure in giro, ci sono molti professionisti validi del settore: Clinica Tarabini è una clinica privata ormai rinomata nella provincia di Modena e Carpi perché conta uno staff di professionisti specializzati nell’ortodonzia ed endodonzia. Detto quanto andiamo a vedere come curare le carie ai denti.

    Prime nozioni preventive

    La migliore soluzione per la carie è la prevenzione. Ci vorrebbe un’ottima igiene dentale, una pulizia professionale fatta almeno due volte l’anno, nonché una sana alimentazione. Basta anche uno di questo aspetti, e la salute dentale si compromette oltremodo. Quando dunque qualcosa non va, la sola cosa che resta da fare è rivolgersi ad un dentista. In particolare quando l’effetto carioso ha colpito smalto e dentina fino alla polpa, non c’è altro da fare che devitalizzare il dente.

    La paura del dentista porta molte persone a chiedersi se si possa guarire evitando l’otturazione. Se si legge qua e là sul web è facile imbattersi in suggerimenti di tecniche alternative che promettono la guarigione di carie e altri problemi senza usare trapano. In vero però, ci vuole una tecnica completa e professionale: è discrezione del dentista decidere come quando e in che termini curare il paziente.

    Curare la carie con Prep Start

    Il Prep Start è una innovativa tecnica che si fonda sull’uso di strumenti basati sul biossido di alluminio, ovvero un minerale basato su particelle micronizzate che impiega energia cinetica per intaccare il tessuto dentario cariato. È d’obbligo in tal senso l’uso di una certa manualità per andare ad indirizzare in modo opportuno la calibrazione, anche perché il dentista deve toccate solo il tessuto dello smalto e/o andare a rimuovere la dentina cariata, per cui ci vuole attenzione a non intaccare il tessuto dentale sano.

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    Il laser

    Qualche esperto professionista del settore si lancia spesso in metodi innovativi per la cura della nostra igiene dentale. Tra i metodi più impiegati troviamo l’uso del laser, anche se non è frequente, in quanto qualcuno ritiene che possa comportare qualche svantaggio al nostro organismo. C’è da dire infatti che il laser ha un funzionamento tale (sulla punta del manipolo) da poter raggiungere anche temperature troppo elevate che vanno a provocare il surriscaldamento del dente con conseguente necrosi. Per cui ci vuole una precisione così meticolosa che molti dentisti preferiscono ovviare a questa soluzione, anche perché il rumore dell’apparecchio è talmente intenso da spaventare il paziente, tenerlo agitato, e quindi rendere troppo difficoltoso il trattamento.

    Il dentifricio anti carie

    I dentifrici per rigenerare lo smalto sono un prodotto molto valido che si trova in commercio. Molti di coloro che l’hanno provato si sono resi conto che è in grado di attenuare la presenza eventuale di carie. Tuttavia ad oggi risulta complicato poter confermare senza ombra di dubbio che il dentifricio sia in grado di rigenerare lo smalto andando quindi ad otturare il buco causato dalla carie. Pertanto, si può dire che un dentifricio anti carie può aiutare contro questo inestetismo dentale a patto che non sia già avvenuta l’erosione dello smalto. In caso contrario, l’organismo infatti non è in grado di andare a rigenerare lo smalto in automatico, e il dentifricio da solo non basta. Certo, ammettiamo anche che in farmacia si trovano anche (il prezzo è molto più alto di quelli appena descritti) dentifrici a base di silicato di calcio e fosfato di sodio che dovrebbero garantire una rigenerazione dell’82% dello smalto  (ad onore del vero alcuni promettono anche l’avvenuta  chiusura di eventuali fori minuscoli che di solito sono provocati da abuso di bibite gassate o alimenti zuccherati).

    Ad ogni modo, secondo quanto consigliato il dentista, un prodotto del genere può essere sicuramente utile per rendere più forte lo smalto dentale, ma non possono agire come la classica otturazione. Si sconsiglia pertanto di affidarsi a dentifrici particolari, anzi, meglio prendere il toro per le corna e avere il coraggio di risolvere la carie nel modo opportuno, cioè rivolgendosi al dentista.

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  • Sindrome del tunnel carpale: cos’è e come si cura?

    La sindrome del tunnel carpale è una fastidiosa neuropatia periferica che numerose persone sperimentano nel corso della loro vita. Le sue cause scatenanti sono numerose e la problematica coinvolge il cosiddetto “tunnel carpale”, ossia uno stretto canale che si trova nel polso, all’interno del quale passano il nervo mediano e i tendini flessori delle dita della mano.

    Il nervo mediano è posizionato nella parte del polso che guarda verso il palmo ed è proprio lui a fornire sensibilità al dito indice, al pollice, al medio e al lato dell’anulare rivolto sempre verso il pollice. È chiaro quindi che una patologia in questa zona del corpo può comportare deficit sia alla normale sensibilità, sia all’uso della mano, causando anche importanti impedimenti nelle normali attività quotidiane.

    Le cause della sindrome del tunnel carpale

    Essenzialmente sono l’aumento della pressione o lo schiacciamento del nervo mediano a scatenare la sindrome. Le ragioni che causano questa condizione possono essere numerose, sia di natura anatomica che di natura infiammatoria. Ad esempio, la pressione sul nervo può aumentare a causa di un’infiammazione della guaina che riveste i tendini flessori o in conseguenza di malattie caratterizzate da forte infiammazione, come l’artrite reumatoide.

    Esistono anche fattori anatomici che possono facilitarne la comparsa: ad esempio un tunnel carpale più piccolo (condizione più presente nelle donne), l’azione deformante delle artriti sulle piccole ossa del polso, o ancora fratture di questa zona che modificano lo spazio interno del tunnel carpale.

    Le malattie che tendenzialmente danneggiano la salute dei nervi, come le patologie della tiroide o il diabete, possono essere annoverate tra le cause del disturbo. Anche una forte ritenzione idrica, l’obesità o la menopausa sono fattori che incrementano le probabilità di soffrire della sindrome del tunnel carpale.

    Quali sono i sintomi?

    In genere la patologia si presenta con un marcato formicolio che interessa le prime dita della mano, con un generale intorpidimento del pollice, dell’indice, del medio e dell’anulare, che non interessa tipicamente il mignolo, non innervato dal nervo mediano.

    Spesso la condizione è accompagnata anche da dolore, che si accentua durante la notte. La sintomatologia è inizialmente intermittente, ma tende a diventare costante se non trattata adeguatamente. Nelle fasi più avanzate del disturbo, il soggetto presenta anche deficit motori e una spiccata debolezza alle dita della mano, che rende difficile afferrare anche i normali oggetti di uso quotidiano.

    Per diagnosticare la sindrome del tunnel carpale sono si può eseguire innanzitutto un’anamnesi completa del paziente, nonché dei test di laboratorio o un’elettromiografia che possa mostrare lo stato complessivo del nervo mediano.

    Come si cura la sindrome del tunnel carpale?

    Per trattare la sindrome del tunnel carpale è innanzitutto indispensabile riconoscerne prontamente i sintomi e diagnosticare il disturbo nelle sue prime fasi. Quando la problematica è infatti ancora in uno stadio non critico è possibile trovare sollievo applicando sulla parte interessata una pomata per tunnel carpale, che possa esercitare un effetto antinfiammatorio e antidolorifico.

    Le più efficaci contengono principi naturali come l’arnica, un potente antinfiammatorio di origine vegetale che può calmare il dolore e il senso di intorpidimento causato dal disturbo al nervo mediano. Anche altri ingredienti lenitivi e rinfrescanti possono servire per trattare con successo la sindrome, come ad esempio l’artiglio del diavolo o l’eucalipto.

    Nei casi più gravi o diventati cronici a causa del mancato trattamento tempestivo, è necessario ricorrere a interventi chirurgici, per cercare di creare più spazio per il nervo all’interno del tunnel carpale. L’operazione richiede ovviamente un’attenta valutazione preventiva, nonché un adeguato periodo di convalescenza, che possa aiutare il polso a riprendere le sue normali funzionalità.

    Possono occorrere anche diversi mesi prima che la mano torni nel pieno delle sue forze. Anche nei casi in cui i sintomi, come formicolio o piccoli dolori, non scompaiono del tutto, vengono in ogni caso parecchio contenuti permettendo al paziente di svolgere tutte delle attività a cui desidera dedicarsi.

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  • Cos’è la liposuzione e quando è indicata?

    La liposuzione è un intervento di chirurgia estetica tra i più popolari. Numeri alla mano, è tra i più richiesti assieme alla mastoplastica additiva. Quando lo si chiama in causa, bisogna innanzitutto sapere che, oggi come oggi, è una procedura sicura e rapida, che può essere eseguita senza problemi anche in day hospital senza bisogno di alcuna degenza.

    In cosa consiste di preciso? Nell’esecuzione di piccole incisioni chirurgiche – non impattano a livello estetico in quanto sono spesso nascoste nelle pieghe della pelle – attraverso le quali viene fatta passare una cannula che, successivamente, aspira il cosiddetto diet resistant fat.

    Con questa espressione anglosassone, si inquadra il grasso resistente alla dieta e allo sport. Per la precisione, si parla di accumuli di grasso su soggetti già di loro normopeso. La liposuzione, infatti, non va considerata come un intervento per dimagrire quanto più per rimodellare il corpo.

    In caso di pazienti in forte sovrappeso, prima di procedere con l’eliminazione di eventuali accumuli di grasso resistenti alla dieta e allo sport si attende il raggiungimento e il mantenimento del peso forma per un lasso di tempo di circa sei mesi/un anno.

    Dove si effettua?

    La liposuzione è un intervento che si può effettuare in diverse zone del corpo. Perfetto per cosce e glutei, è indicato anche per l’addome. In tutti i casi, è importante che non siano presenti lassità cutanee. In questo frangente, entrano in gioco altre opzioni, come per esempio i trattamenti con la radiofrequenza.

    Come già detto è un intervento sicuro, che può prevedere diversi tipi di anestesia. Tra questi spicca la locale con leggera sedazione, ma anche l’anestesia epidurale. Quest’ultima viene spesso presa in considerazione nei casi in cui si deve intervenire nella parte inferiore del corpo.

    Liposuzione: un intervento sempre più apprezzato dagli uomini

    Anche se il bacino d’utenza della chirurgia estetica continua a rimanere prevalentemente femminile, negli ultimi anni è cresciuto notevolmente il numero di uomini che accedono agli interventi e ai trattamenti estetici, richiedendo, tra le varie opzioni, anche la liposuzione.

    Il post operatorio

    Sono tante – e per ovvi motivi  – le persone che si pongono domande in merito al post operatorio della liposuzione. Essendo un intervento poco invasivo, l’iter successivo all’intervento è abbastanza agevole ma richiede comunque attenzioni e riposo, almeno per i primi giorni.

    Una delle accortezze più importanti riguarda la guaina compressiva. Si tratta di un aspetto che a qualcuno potrà dare un po’ fastidio ma che è molto importante per la riuscita estetica dell’intervento. La guaina, ovviamente, può essere tranquillamente rimossa per espletare le normali pratiche igieniche quotidiane, ma dev’essere utilizzata per almeno 6/8 settimane.

    Un altro aspetto su cui fare attenzione riguarda le cicatrici, che vanno curate e tenute lontane dai raggi UV.

    Per il resto, ricordiamo che in un lasso di tempo compreso fra i 3 e i 5 giorni si ritorna a svolgere le proprie attività quotidiane. Dopo l’intervento di liposuzione, che può avere una durata compresa fra i 30 minuti e le 2 ore circa – tutto poi dipende da aspetti come l’ampiezza dell’area da trattare – si può tornare a svolgere l’attività sportiva anche dopo 6 settimane.

    Il risultato è definitivo?

    Le persone che si approcciano alla liposuzione si chiedono spesso se il risultato che si può ottenere con l’intervento sia definitivo. Premettendo il fatto che, come già detto, non si parla di un intervento dimagrante – per perdere peso c’è la dietoterapia – rammentiamo che, in linea di massima, l’esito dura per sempre. Certo, il paziente può ingrassare. L’aspetto positivo riguarda il fatto che, se l’intervento di liposuzione viene effettuato a partire da una condizione di peso forma, l’adipe risulterà distribuito in maniera più equilibrata.

    Come prepararsi all’intervento di liposuzione

    Non ci sono consigli particolari per prepararsi a un intervento di liposuzione. L’unica cosa da fare è affidarsi a un chirurgo esperto, possibilmente scelto dopo aver visionato qualche scatto “prima – dopo”.

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  • Sospetta infertilità: quali esami fare?

    L’infertilità di coppia è una problematica purtroppo molto diffusa. Definibile scientificamente come incapacità di ottenere una gravidanza a seguito di massimo 24 mesi di rapporti completi non protetti, riguarda circa il 15% delle coppie italiane. Nel mondo, la percentuale si aggira attorno al 12. Considerata dall’OMS come una vera e propria patologia, può essere in alcuni casi risolta attraverso le tecniche di procreazione medicalmente assistita.

    Prima di arrivare a questo punto, è però necessario soffermarsi sull’iter di esami necessario per arrivare alla diagnosi. Premettendo il fatto che ogni coppia è diversa e che mai come in questo caso è necessario adottare un approccio sartoriale, ricordiamo l’esistenza di alcuni esami che possono essere considerati come riferimento di partenza. Quali sono? Scopriamolo assieme nelle prossime righe.

    Infertilità femminile: gli esami pre diagnosi

    Per accertare un’eventuale causa femminile dell’infertilità, i ginecologi prescrivono prima di tutto i dosaggi ormonali. Ecco l’elenco degli esami e quando effettuarli:

    • FSH
    • LH
    • Estradiolo
    • Prolattina

    In questo caso è molto importante il momento in cui ci si sottopone ai prelievi di sangue. L’ideale è tra il 2° e il 3° giorno del ciclo mestruale. Quando si ha a che fare con il TSH – l’ormone tireostimolante i cui valori sono fondamentali per ottenere una gravidanza in quanto legati a filo doppio all’efficienza dell’ovulazione – con l’antimulleriano, indicatore della riserva ovarica, e con l’Ft4, non ci sono particolari vincoli di tempo.

    In alcuni frangenti, lo specialista può prescrivere esami strumentali come l’isterosalpingografia, indagine radiologica caratterizzata da un basso livello di invasività. Questo esame – che a Parma e dintorni può essere effettuato facendo riferimento a un nome di spicco come Radiologia Pasta – ha lo scopo di valutare la pervietà delle tube di Falloppio grazie al ricorso a un mezzo di contrasto. Grazie a questa indagine, si ha altresì la possibilità di individuare eventuali malformazioni uterine.

    Proseguendo con l’elenco degli esami strumentali che si possono chiamare in causa in caso di sospetta infertilità femminile, un doveroso cenno va dedicato anche all’isteroscopia. Procedura di natura endoscopica, permette di analizzare a fondo la cavità uterina e di procedere eventualmente alla rimozione di aderenze intrauterine. In situazioni come quella appena descritta, tipica di chi soffre di endometriosi, si parla di isteroscopia operativa.

    Tornando invece agli esami che si effettuano attraverso prelievi di sangue, non si può non citare il pannello delle trombofilie ereditarie. Grazie a questa indagine, il ginecologo ha la possibilità di individuare la presenza di quadri che possono causare aborti precoci. Questa tipologia di esame viene prescritta spesso anche alle donne diabetiche che cercano una gravidanza.

    Infertilità con causa maschile: quali esami vengono prescritti?

    Nel 20% delle coppie infertili, la causa è legata alla condizione riproduttiva maschile. Per arrivare alla diagnosi, si considera come esame di partenza lo spermiogramma. Questa indagine prevede l’analisi del liquido seminale dell’uomo a seguito di un periodo di astinenza compreso tra i 2 e i 5 giorni. Sono diversi i fattori che vengono valutati dal laboratorio. Si guarda nello specifico il numero degli spermatozoi, la loro motilità e la forma.

    Quali sono i parametri di riferimento? A rispondere a questa domanda ci ha pensato l’OMS nel 2010 con le seguenti indicazioni:

    • Concentrazione: 15 milioni di spermatozoi/ml o 39 milioni totali;
    • Motilità progressiva del 32%;
    • Forme normali non inferiori al 4%.

    A seguito dello spermiogramma, si può arrivare alla diagnosi di oligospermia, astenospermia o teratospermia. Se possibile, è bene evitare di sottoporsi al test dopo un intervento chirurgico o a seguito della guarigione dalla febbre. In questi frangenti, infatti, il risultato può essere falsato.

    Ricordiamo che un altro esame fondamentale per valutare la fertilità maschile è la spermiocoltura, che indaga la presenza di eventuali infezioni a livello spermatico, fattori che possono compromettere fortemente le possibilità di concepimento.

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  • I cibi che aiutano a drenarsi

    Molte volte, quando si nota quel chiletto in più sulla bilancia non è il grasso il responsabile. L’aumento di peso è da imputare all’eccessivo accumulo di liquidi. Si tratta di una situazione assai frequente. Non a caso, sono tante le persone che scelgono di seguire una dieta sgonfiante.

    Se sei qui, significa che ti interessa sapere qualcosa di più in merito e, in particolare, vuoi approfondire le caratteristiche di quei cibi che aiutano a drenarsi. Perfetto! Non devi fare altro che proseguire nella lettura di questo articolo.

    Buone abitudini generali

    A prescindere dai cibi specifici che si decide di portare in tavola, quando si punta a drenare il fisico dai liquidi in eccesso è molto importante adottare alcune buone abitudini generali. La prima – e più famosa – prevede il fatto di bere tanta acqua. Gli esperti consigliano due litri. Si tratta di una stima di massima che va tarata sulla base di diversi aspetti. Bisogna considerare, per esempio, l’età e il peso. Un altro punto da non trascurare è l’attitudine all’attività fisica, per non parlare dell’intensità di allenamento.

    Un ulteriore consiglio da chiamare in causa quando si punta a perdere i liquidi che fanno aumentare di peso riguarda l’attenzione al sale. Questo condimento favorisce la ritenzione idrica e va moderato. Cruciale è controllare anche il cosiddetto sale nascosto, che possiamo trovare, giusto per fare qualche esempio, nelle salse di pomodoro e nei crackers.

    Detto questo, iniziamo assieme un piccolo viaggio alla scoperta di quegli alleati a tavola che aiutano a perdere liquidi.

    Cibi anti ritenzione idrica: ecco i migliori

    I cibi anti ritenzione idrica sono diversi e, come vedremo tra poco, tutti deliziosi e versatili!

    Ananas

    Questo frutto tipico dei mesi estivi è il non plus ultra per chi vuole eliminare i liquidi in eccesso senza rinunciare ai piaceri della tavola. Fresco e gustoso, è caratterizzato, oltre che da un’importante quantità d’acqua, dalla presenza di bromelina, un enzima dall’efficacia antinfiammatoria. Attenzione: se si ha intenzione di assumerlo nella sua forma attiva, è importante non cuocere il frutto.

    Carciofo

    Ortaggio buonissimo sia cotto sia crudo, il carciofo è una riserva d’acqua preziosa. Inoltre, in virtù del suo notevole contenuto di fibre, aiuta tantissimo contro la stipsi e nei casi in cui si punta a sfoggiare una silhouette perfetta.

    Limone

    Quando si tratta di potenziare l’efficienza del microcircolo e di eliminare quei fastidiosi ristagni di liquidi che, molto spesso, si accumulano a livello delle cosce, il limone è fantastico! Come sicuramente sai, un ottimo modo per consumarlo prevede il fatto di spremerne qualche goccia in un bicchiere d’acqua da assumere all’inizio della giornata, per iniziarla con la giusta carica.

    Melanzane

    Torniamo nel mondo degli ortaggi con questa verdura straordinaria, protagonista di alcuni dei più famosi piatti della cucina italiana. Quando si chiama in causa la melanzana, non si può non citare la sua ricchezza in potassio, un minerale portentoso quando si tratta di contrastare la ritenzione idrica.

    Asparagi

    Amatissimi come ingrediente per il risotto, gli asparagi sono fantastici quando si punta a drenare il fisico. In questo caso, bisogna dire grazie in particolare al glutatione, tripeptide antiossidante che dà una grossa mano ai processi depurativi dell’organismo.

    Cetrioli

    Ricchissimi d’acqua e di sali minerali, i cetrioli sono alleati insostituibili in una dieta anti ritenzione idrica. Inoltre, possono essere impiegati molto facilmente in super salutari insalate miste.

    Banana

    Spesso consigliata come spuntino post allenamento, la banana, grazie al mix tra potassio e magnesio, è considerata un alimento portentoso per chi vuole dire finalmente addio ai liquidi in eccesso.

    Sedano

    Composto per oltre il 90% d’acqua, questo ortaggio – anch’esso speciale sia cotto sia crudo – è un altro punto di riferimento fantastico per drenarsi (l’efficacia in merito è dovuta anche alla presenza di potassio).

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  • I principali interventi di chirurgia orale

    Prendersi cura dei propri denti è un’attività quotidiana alla quale ci si abitua fin da piccoli: bastano infatti pochi minuti al giorno per mantenere i propri denti in salute ed evitare spiacevoli inconvenienti dovuti a una scarsa igiene e alla poca attenzione.

    Nonostante ciò può sempre capitare, soprattutto col passare degli anni, di dover ricorrere al dentista o addirittura in alcuni casi al chirurgo, per risolvere le principali problematiche che compromettono la salute della cavità orale e quindi del benessere generale.

    Gli interventi di chirurgia orale stanno diventando sempre più specifici e puntano a risolvere problematiche che se trascurate, possono degenerare portando anche a gravi complicazioni. Ma quali sono gli interventi principali di questo mirato tipo di chirurgia?

    Implantologia dentale

    Uno degli interventi più diffusi a livello chirurgico è sicuramente l’implantologia dentale. Questo intervento permette la sostituzione di un dente mancante tramite l’applicazione di un impianto dentale (generalmente in titanio) e l’installazione dello stesso all’interno dell’osso mascellare.

    Deve crearsi una perfetta integrazione tra l’impianto e l’osso mascellare tramite un processo definito osteointegrazione. Terminato questo processo è possibile in seguito installare una specifica protesi dopo un periodo di tempo di diversi mesi.

    Un nuovo approccio viene dall’implantologia a carico immediato, una tecnica che permette di installare la protesi in brevissimo tempo, compattando tempi, fastidi e disagi che in genere accompagnano questo tipo di intervento. Per saperne di più su questa specifica tecnica, clicca qui.

    Intervento parodontale

    L’intervento parodontale è una particolare tecnica chirurgica utilizzata nei pazienti affetti da parodontite: questa tecnica viene utilizzata nel caso in cui, all’interno della cavità orale, si creino delle tasche parodontali, ossia degli spazi tra la gengiva e la superficie del dente, luogo ideale per la proliferazione batterica.

    Questa particolare caratteristica compromette la pulizia efficace del cavo orale e rende necessari interventi specifici, specialmente qualora le tasche abbiano una profondità di un certo spessore.

    Rigenerazione ossea

    La tecnica di rigenerazione ossea viene utilizzata in tutti i casi in cui non è possibile ricorrere all’implantologia dentale tradizionale o all’implantologia a carico diretto. Se infatti non vi è una superficie sufficiente sulla quale installare l’impianto, non è possibile procedere con questi particolari interventi.

    In questi casi si punta quindi alla rigenerazione, ovvero una vera e propria ricostruzione del tessuto osseo sul quale, in seguito, verrà inserito un impianto. Per effettuare questo intervento si utilizzano diverse tipologie di materiali, che vengono selezionate in maniera mirata a seconda dei casi.

    Gnatologia: intervento di chirurgia della mascella

    La gnatologia è una branca dell’odontoiatria che si occupa dello studio della mandibola, dal punto di vista fisiologico, patologico e funzionale. Gli interventi chirurgici che mirano ad azioni correttive sulla mascella rientrano in quella che viene definita chirurgia ortognatica.

    Quest’ultima viene utilizzata in ambito odontoiatrico per far fronte a diverse problematiche, come ad esempio la malocclusione, ovvero la situazione in cui l’arcata superiore dei denti non coincide perfettamente con quella inferiore. Questa situazione, se trascurata, può portare nel tempo a problematiche articolari a livello temporo-mandibolare, che possono causare anche mal di testa, dolori al collo e alle spalle.

    Gli interventi di chirurgia orale stanno diventando sempre più evoluti e permettono di risolvere anche le problematiche più complesse. Questi interventi possono essere discussi con il proprio medico o con il proprio dentista, una figura specializzata capace di consigliare il miglior approccio alla risoluzione delle problematiche della cavità orale.

    È importante non sottovalutare mai i sintomi di un problema ai denti, così intervenire per tempo senza che la situazione si aggravi, richiedendo poi interventi sempre più invasivi e di complicata esecuzione.

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  • Le onde d’urto: cosa sono e quali sono i principali benefici?

    Le onde d’urto sono delle onde acustiche con un’alta energia che possono essere impiegate per uso terapeutico. Quest’onda viene trasmessa come un impulso singolo con un incremento pressorio rapido che viene successivamente seguito da una decrescita lenta.

    Le onde d’urto presentano diversi impieghi a livello terapeutico e possono essere un ottimo strumento per il benessere del corpo. Ma vediamo esattamente come funzionano e quali sono i benefici offerti.

    Come funzionano le onde d’urto?

    Le onde d’urto vengono generate attraverso un elettrodo che può essere: elettromagnetico, piezoelettrico o elettroidraulico.

    Queste producono una lieve scarica elettrica all’interno di una camera che è circondata da una membrana di gomma che viene posta a contatto con la cute e che permette di trasmettere in profondità, circa 10 centimetri, le onde d’urto. Quando l’inda si diffonde nei tessuti umani permette di ottenere diversi benefici.

    Le onde d’urto funzionano al fine di stimolare il processo biologico di guarigione, accelerare il metabolismo e aumentare anche il flusso sanguigno e la sua irrogazione.

    Questo è possibile attraverso due effetti che si possono creare con le onde d’urto: diretto oppure indiretto.

    L’effetto diretto sulla zona di applicazione, prevede l’uso di specifici macchinari direttamente sulla parte del corpo dolorante.

    L’effetto indiretto è quello che porta al fenomeno della cavitazione con una formazione di microbolle che vanno ad agire sui tessuti.

    Con queste azioni gli effetti permettono di migliorare la vascolarizzazione nella zona che bisogna curare, accelerando il processo di guarigione.

    Onde d’urto: quali sono i principali benefici?

    Le onde d’urto possono essere utilizzate in ambito terapeutico e ortopedico al fine di riuscire a ottenere dei benefici ottimali senza l’impiego diretto di terapie farmacologiche, oppure insieme a terapie a base di farmaci.

    L’applicazione di questa tecnica prevede dei benefici sia in ambito traumatologico sia in campo infiammatorio. Nello specifico seguendo una terapia a base di onde d’urto è possibile:

    • Sostenere una migliore guarigione delle fratture ossee non ben curate, o che sono in ritardo di consolidazione.
    • Andare a curare le affezioni di tipo infiammatorio a carico dei tendini o dei muscoli
    • Curare problematiche come il gomito del golfista o tennista, conosciute anche con il nome di epicondilite
    • Problemi di pulbagia
    • Tendinite achillea
    • Tallonite
    • Fascite plantare

    Dunque, mediante le onde d’urto si ha la possibilità di effettuare dei trattamenti che possono agire su alcune problematiche sia dovute a delle infiammazioni sia a dei traumi.

    Grazie a queste i pazienti che si sottopongono a un ciclo di terapie con onde d’urto, possono ritrovare un sollievo e andare a curare queste principali patologie.

    Nel corso degli ultimi anni, sono sempre di più le applicazioni delle onde d’urto. Infatti, sono utilizzate in ambito fisioterapico, per le lesioni dermatologiche e nell’ambito della fisioterapia.

    Questa è una terapia necessaria al trattamento di varie patologie che vanno dalle tendiniti fino alle fasciti. Inoltre, nel tempo le onde d’urto hanno trovato impiego anche nella cura delle contratture, ulcere, ferite e stiramenti muscolari.

    Ci sono delle limitazioni, controindicazioni nelle onde d’urto?

    Prima di fare le onde d’urto sono in molti a chiedersi se ci sono delle controindicazioni, limitazioni o problemi nell’uso di questa terapia.

    Effettivamente bisogna considerare che non tutti e non sempre è possibile sottoporsi al trattamento delle onde d’urto. Tra le principali condizioni che non permettono di sottoporsi a questo trattamento specifico ci sono: gravidanza, età dello sviluppo, presenza di un pacemaker.

    Tutti coloro che invece possono sottoporsi al trattamento non devono preoccuparsi. Infatti, l’onda d’urto è vero può provocare un lieve dolore o fastidio, ma è necessario al fine di produrre l’effetto benefico che le contraddistingue.

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  • Trading online: perché diversificare con titoli attinenti alle terapie geniche

    In un momento di crisi come quello che stiamo vivendo, investire in ambito finanziario non è mai semplice. L’avvento della pandemia, infatti, ha causato un clima di incertezza per il futuro, nonostante il forte rally avvenuto sui listini negli ultimi quindici mesi. La grande spinta in avanti di tutti i listini mondiali, dovuta in primis all’ingente liquidità immessa sui mercati delle banche centrali, fa sorgere più di qualche dubbio ai risparmiatori.

    Molti, non a torto, si chiedono quanto proseguirà la fase “toro” dei listini e se non sia il caso di modificare le proprie strategie di Trading online. Al di là di quanto proseguirà questa corsa dei mercati, da alcuni definita per certi versi “folle”, i trader meno avventati, quelli definiti “cassettisti” perché investono non in maniera speculativa, potrebbero ritenere propizio il momento per chiudere posizioni in guadagno o vendere titoli che, dopo anni di ribassi o stagnazione, hanno recuperato una buona fetta del terreno perduto in precedenza.

    Healthcare, un settore storicamente più resiliente

    La scelta dei comparti nei quali investire, di conseguenza, diventa oggi più che mai fondamentale, cercando di selezionare quei titoli che, potenzialmente, potrebbero dimostrarsi più resilienti anche in presenza di una correzione o storno dei mercati. In questo contesto vanno inquadrate le aziende quotate in Borsa facenti parte del settore healthcare, che già lo scorso anno, in un momento di profonda crisi e panico dei mercati, si sono dimostrate anticicliche o hanno retto meglio l’onda d’urto della pandemia.

    Il tema della salute, d’altronde, è tornato ad essere di primaria importanza per qualsiasi nazione. E quanto emerso durante i primi mesi dell’emergenza sanitaria, con una fetta consistente degli stati più evoluti in chiara ed evidente difficoltà nel curare i propri pazienti, non ha fatto altro che aumentare le spese da stanziare in ambito sanitario, onde evitare che in futuro possano verificarsi situazioni simili a quelle vissute sino a pochi mesi fa

    Investire una parte dei propri risparmi in titoli del settore healthcare, la cui traduzione letteraria equivale a “assistenza sanitaria”, potrebbe risultare una mossa saggia. D’altronde, questo settore si è dimostrato storicamente meno volatile rispetto ad altri, pur in un contesto, come quello azionario, in cui il rischio da accettare non è certamente basso.

    Studio genetico e terapie geniche: perché sono così importanti

    Un mondo, il settore healthcare, particolarmente ampio e variegato, dove fanno parte tutti i comparti del mondo sanitario, nessuno escluso. Se in questo periodo, per quanto ovvio, i rialzi più robusti sono stati messi a segno da quelle imprese del settore farmaceutico che hanno scoperto come sconfiggere il covid tramite il vaccino, non appena archiviata l’emergenza sanitaria potrebbero recitare un ruolo da protagonista le aziende operanti nello studio genetico e delle terapie geniche.

    Nel mondo, purtroppo, esistono oltre 10000 malattie causate da una mutazione di un singolo gene del DNA umano. L’editing genetico, come noto agli esperti del settore, comporta la sostituzione, la modifica o l’inserimento del DNA all’interno di un gene e può risultare estremamente importante per combattere malattie di qualsiasi genesi. Gli investimenti in questo specifico settore, d’altro canto, continuano a crescere costantemente da diverso tempo, sia in ambito privato che pubblico.

    E l’aumento è stato ancora più portentoso dopo l’avvento della pandemia, che, come già scritto, ha posto nuovamente di vitale importanza il tema “salute”. Alcune aziende che hanno scoperto il vaccino anti-covid, infatti, erano già al lavoro per scoprire vaccini e cure da applicare nell’ambito delle terapie geniche. E questa maggior attenzione generale nei confronti della tutela della salute individuale, con maggiori risorse da poter impiegare negli studi scientifici, potrebbe essere propedeutica ad una crescita del valore di titoli di queste aziende, grazie a fatturati più consistenti ed utili in costante aumento.

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  • Dieta del gelato: il regime alimentare per perdere peso senza rinunciare al gusto

    Quando si parla di equilibrio tra gusto e salute a tavola, si inquadra una situazione che, per molte persone, appare come un miraggio. Se ci si informa bene, però, è facile capire che non è così.

    Esistono infatti regimi alimentari come la dieta del gelato, percorso citato da siti autorevoli come Regogoo.com ed elaborato dal compianto nutrizionista e divulgatore televisivo Pietro Migliaccio, che permettono di trovare una quadra tra gli aspetti sopra ricordati.

    Prima di entrare nel vivo delle caratteristiche della dieta sopra citata, ricordiamo che si tratta di un percorso da portare avanti per un numero limitato di giorni (in caso contrario, si rischiano carenze nutritive pericolose).

    Inoltre, è fondamentale iniziarlo solo dopo aver chiesto consiglio al proprio medico curante. Chiariti questi punti imprescindibili, non ci resta che addentrarci alla scoperta delle caratteristiche che rendono unica una dieta capace di coniugare gusto e risultati riguardanti la forma fisica (ovviamente contano tantissimo anche la costanza e l’attenzione all’attività fisica).

    Come funziona, per quanto tempo portarla avanti e quanto si perde

    Come ricordato da Pietro Migliaccio, questa dieta si basa su un alimento che, nel corso degli anni, è stato fortemente criticato, non sempre a ragione. Il gelato, invece, ha diversi punti a suo favore. Oltre a essere ricco di nutrienti importanti per la salute, tra i quali è possibile citare la vitamina A e la vitamina B12, è un comfort food che può rivelarsi utile nel facilitare il percorso verso la perdita di peso.

    L’indicazione del professor Migliaccio, che come già detto è stato un volto televisivo molto noto oltre che uno scienziato, prevedono il fatto di portarlo in tavola al posto del pasto normale. Essenziale, inoltre, è non assumere altri alimenti.

    Quando si parla di questo regime alimentare, da seguire per un lasso di tempo non superiore ai 7 giorni, è necessario sottolineare che alcuni gelati vanno meglio degli altri. Si consiglia, nello specifico, di orientarsi verso quelli alla frutta.

    Il motivo è legato al fatto che, soprattutto quando sono preparati artigianalmente, sono ricchi di nutrienti preziosi per la nostra salute, come per esempio le vitamine e le fibre.

    Come inserirli nello schema alimentare giornaliero? La principale indicazione in merito prevede il fatto di consumarli per merenda. Differente è invece la situazione dei gelati alla crema, raccomandati invece come sostitutivi del pasto. Attenzione, però!

    Nel momento in cui li si chiama in causa, è doveroso sottolineare che si tratta di cibi poveri di fibre. Alla luce di ciò, se si ha intenzione di ottimizzare i livelli di sazietà e di minimizzare il rischio di attacchi di fame è opportuno aggiungere anche un piatto di verdura fresca, preferibilmente insalata.

    Nonostante l’assenza di fibre, il gelato alla crema non è certo da buttare per quanto riguarda l’apporto di principi nutritivi utili alla salute. Da non trascurare, infatti, è la sua ricchezza in calcio, peculiarità che lo rende particolarmente adatto – fatta eccezione per i casi in cui ci sono controindicazioni legate al diabete o ad altre patologie – per le donne over 40 e per gli anziani in generale, soggetti che si contraddistinguono per un maggior rischio di avere a che fare con problematiche di fragilità ossea.

    Se seguita con costanza, questa dieta permette di perdere dai 2 ai 3 kg in una settimana (ovviamente si parla di stime di massima).

    Esempio di giornata alimentare

    Adesso non resta che vedere assieme un esempio di giornata alimentare di chi segue la dieta del gelato. Si può cominciare con una colazione a base di yogurt alla frutta – attenzione a comprarlo a basso contenuto di zuccheri aggiunti – con una manciata di cereali integrali.

    Quando arriva l’ora dello spuntino mattutino, si può consumare un frutto (quello che si preferisce). Per il pranzo vanno benissimo 50 grammi di prosciutto crudo sgrassato, 200 grammi di melone e un paio di palline di gelato alla frutta.

    Lo spuntino pomeridiano può rappresentare l’occasione per gustarsi un cono gelato con due palline, una alla frutta e una con un gusto a base di crema. Per quanto riguarda la cena, una buona idea può prevedere il fatto di portare in tavola arrosto di tacchino (130 grammi circa), 2 etti di fagiolini al vapore e, per soddisfare il fabbisogno di carboidrati, una fetta di pane integrale.

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