Category Archives: Approfondimenti

Approfondimenti Emoglobina: tutto su cause, gravidanza, sintomi, rimedi, esame, rischi, tracce e valori normali alti o bassi.

I cibi che aiutano a drenarsi

Molte volte, quando si nota quel chiletto in più sulla bilancia non è il grasso il responsabile. L’aumento di peso è da imputare all’eccessivo accumulo di liquidi. Si tratta di una situazione assai frequente. Non a caso, sono tante le persone che scelgono di seguire una dieta sgonfiante.

Se sei qui, significa che ti interessa sapere qualcosa di più in merito e, in particolare, vuoi approfondire le caratteristiche di quei cibi che aiutano a drenarsi. Perfetto! Non devi fare altro che proseguire nella lettura di questo articolo.

Buone abitudini generali

A prescindere dai cibi specifici che si decide di portare in tavola, quando si punta a drenare il fisico dai liquidi in eccesso è molto importante adottare alcune buone abitudini generali. La prima – e più famosa – prevede il fatto di bere tanta acqua. Gli esperti consigliano due litri. Si tratta di una stima di massima che va tarata sulla base di diversi aspetti. Bisogna considerare, per esempio, l’età e il peso. Un altro punto da non trascurare è l’attitudine all’attività fisica, per non parlare dell’intensità di allenamento.

Un ulteriore consiglio da chiamare in causa quando si punta a perdere i liquidi che fanno aumentare di peso riguarda l’attenzione al sale. Questo condimento favorisce la ritenzione idrica e va moderato. Cruciale è controllare anche il cosiddetto sale nascosto, che possiamo trovare, giusto per fare qualche esempio, nelle salse di pomodoro e nei crackers.

Detto questo, iniziamo assieme un piccolo viaggio alla scoperta di quegli alleati a tavola che aiutano a perdere liquidi.

Cibi anti ritenzione idrica: ecco i migliori

I cibi anti ritenzione idrica sono diversi e, come vedremo tra poco, tutti deliziosi e versatili!

Ananas

Questo frutto tipico dei mesi estivi è il non plus ultra per chi vuole eliminare i liquidi in eccesso senza rinunciare ai piaceri della tavola. Fresco e gustoso, è caratterizzato, oltre che da un’importante quantità d’acqua, dalla presenza di bromelina, un enzima dall’efficacia antinfiammatoria. Attenzione: se si ha intenzione di assumerlo nella sua forma attiva, è importante non cuocere il frutto.

Carciofo

Ortaggio buonissimo sia cotto sia crudo, il carciofo è una riserva d’acqua preziosa. Inoltre, in virtù del suo notevole contenuto di fibre, aiuta tantissimo contro la stipsi e nei casi in cui si punta a sfoggiare una silhouette perfetta.

Limone

Quando si tratta di potenziare l’efficienza del microcircolo e di eliminare quei fastidiosi ristagni di liquidi che, molto spesso, si accumulano a livello delle cosce, il limone è fantastico! Come sicuramente sai, un ottimo modo per consumarlo prevede il fatto di spremerne qualche goccia in un bicchiere d’acqua da assumere all’inizio della giornata, per iniziarla con la giusta carica.

Melanzane

Torniamo nel mondo degli ortaggi con questa verdura straordinaria, protagonista di alcuni dei più famosi piatti della cucina italiana. Quando si chiama in causa la melanzana, non si può non citare la sua ricchezza in potassio, un minerale portentoso quando si tratta di contrastare la ritenzione idrica.

Asparagi

Amatissimi come ingrediente per il risotto, gli asparagi sono fantastici quando si punta a drenare il fisico. In questo caso, bisogna dire grazie in particolare al glutatione, tripeptide antiossidante che dà una grossa mano ai processi depurativi dell’organismo.

Cetrioli

Ricchissimi d’acqua e di sali minerali, i cetrioli sono alleati insostituibili in una dieta anti ritenzione idrica. Inoltre, possono essere impiegati molto facilmente in super salutari insalate miste.

Banana

Spesso consigliata come spuntino post allenamento, la banana, grazie al mix tra potassio e magnesio, è considerata un alimento portentoso per chi vuole dire finalmente addio ai liquidi in eccesso.

Sedano

Composto per oltre il 90% d’acqua, questo ortaggio – anch’esso speciale sia cotto sia crudo – è un altro punto di riferimento fantastico per drenarsi (l’efficacia in merito è dovuta anche alla presenza di potassio).

Published by:

I principali interventi di chirurgia orale

Prendersi cura dei propri denti è un’attività quotidiana alla quale ci si abitua fin da piccoli: bastano infatti pochi minuti al giorno per mantenere i propri denti in salute ed evitare spiacevoli inconvenienti dovuti a una scarsa igiene e alla poca attenzione.

Nonostante ciò può sempre capitare, soprattutto col passare degli anni, di dover ricorrere al dentista o addirittura in alcuni casi al chirurgo, per risolvere le principali problematiche che compromettono la salute della cavità orale e quindi del benessere generale.

Gli interventi di chirurgia orale stanno diventando sempre più specifici e puntano a risolvere problematiche che se trascurate, possono degenerare portando anche a gravi complicazioni. Ma quali sono gli interventi principali di questo mirato tipo di chirurgia?

Implantologia dentale

Uno degli interventi più diffusi a livello chirurgico è sicuramente l’implantologia dentale. Questo intervento permette la sostituzione di un dente mancante tramite l’applicazione di un impianto dentale (generalmente in titanio) e l’installazione dello stesso all’interno dell’osso mascellare.

Deve crearsi una perfetta integrazione tra l’impianto e l’osso mascellare tramite un processo definito osteointegrazione. Terminato questo processo è possibile in seguito installare una specifica protesi dopo un periodo di tempo di diversi mesi.

Un nuovo approccio viene dall’implantologia a carico immediato, una tecnica che permette di installare la protesi in brevissimo tempo, compattando tempi, fastidi e disagi che in genere accompagnano questo tipo di intervento. Per saperne di più su questa specifica tecnica, clicca qui.

Intervento parodontale

L’intervento parodontale è una particolare tecnica chirurgica utilizzata nei pazienti affetti da parodontite: questa tecnica viene utilizzata nel caso in cui, all’interno della cavità orale, si creino delle tasche parodontali, ossia degli spazi tra la gengiva e la superficie del dente, luogo ideale per la proliferazione batterica.

Pubblicità

Questa particolare caratteristica compromette la pulizia efficace del cavo orale e rende necessari interventi specifici, specialmente qualora le tasche abbiano una profondità di un certo spessore.

Rigenerazione ossea

La tecnica di rigenerazione ossea viene utilizzata in tutti i casi in cui non è possibile ricorrere all’implantologia dentale tradizionale o all’implantologia a carico diretto. Se infatti non vi è una superficie sufficiente sulla quale installare l’impianto, non è possibile procedere con questi particolari interventi.

In questi casi si punta quindi alla rigenerazione, ovvero una vera e propria ricostruzione del tessuto osseo sul quale, in seguito, verrà inserito un impianto. Per effettuare questo intervento si utilizzano diverse tipologie di materiali, che vengono selezionate in maniera mirata a seconda dei casi.

Gnatologia: intervento di chirurgia della mascella

La gnatologia è una branca dell’odontoiatria che si occupa dello studio della mandibola, dal punto di vista fisiologico, patologico e funzionale. Gli interventi chirurgici che mirano ad azioni correttive sulla mascella rientrano in quella che viene definita chirurgia ortognatica.

Quest’ultima viene utilizzata in ambito odontoiatrico per far fronte a diverse problematiche, come ad esempio la malocclusione, ovvero la situazione in cui l’arcata superiore dei denti non coincide perfettamente con quella inferiore. Questa situazione, se trascurata, può portare nel tempo a problematiche articolari a livello temporo-mandibolare, che possono causare anche mal di testa, dolori al collo e alle spalle.

Gli interventi di chirurgia orale stanno diventando sempre più evoluti e permettono di risolvere anche le problematiche più complesse. Questi interventi possono essere discussi con il proprio medico o con il proprio dentista, una figura specializzata capace di consigliare il miglior approccio alla risoluzione delle problematiche della cavità orale.

È importante non sottovalutare mai i sintomi di un problema ai denti, così intervenire per tempo senza che la situazione si aggravi, richiedendo poi interventi sempre più invasivi e di complicata esecuzione.

Published by:

Le onde d’urto: cosa sono e quali sono i principali benefici?

Le onde d’urto sono delle onde acustiche con un’alta energia che possono essere impiegate per uso terapeutico. Quest’onda viene trasmessa come un impulso singolo con un incremento pressorio rapido che viene successivamente seguito da una decrescita lenta.

Le onde d’urto presentano diversi impieghi a livello terapeutico e possono essere un ottimo strumento per il benessere del corpo. Ma vediamo esattamente come funzionano e quali sono i benefici offerti.

Come funzionano le onde d’urto?

Le onde d’urto vengono generate attraverso un elettrodo che può essere: elettromagnetico, piezoelettrico o elettroidraulico.

Queste producono una lieve scarica elettrica all’interno di una camera che è circondata da una membrana di gomma che viene posta a contatto con la cute e che permette di trasmettere in profondità, circa 10 centimetri, le onde d’urto. Quando l’inda si diffonde nei tessuti umani permette di ottenere diversi benefici.

Le onde d’urto funzionano al fine di stimolare il processo biologico di guarigione, accelerare il metabolismo e aumentare anche il flusso sanguigno e la sua irrogazione.

Questo è possibile attraverso due effetti che si possono creare con le onde d’urto: diretto oppure indiretto.

L’effetto diretto sulla zona di applicazione, prevede l’uso di specifici macchinari direttamente sulla parte del corpo dolorante.

L’effetto indiretto è quello che porta al fenomeno della cavitazione con una formazione di microbolle che vanno ad agire sui tessuti.

Con queste azioni gli effetti permettono di migliorare la vascolarizzazione nella zona che bisogna curare, accelerando il processo di guarigione.

Onde d’urto: quali sono i principali benefici?

Le onde d’urto possono essere utilizzate in ambito terapeutico e ortopedico al fine di riuscire a ottenere dei benefici ottimali senza l’impiego diretto di terapie farmacologiche, oppure insieme a terapie a base di farmaci.

L’applicazione di questa tecnica prevede dei benefici sia in ambito traumatologico sia in campo infiammatorio. Nello specifico seguendo una terapia a base di onde d’urto è possibile:

  • Sostenere una migliore guarigione delle fratture ossee non ben curate, o che sono in ritardo di consolidazione.
  • Andare a curare le affezioni di tipo infiammatorio a carico dei tendini o dei muscoli
  • Curare problematiche come il gomito del golfista o tennista, conosciute anche con il nome di epicondilite
  • Problemi di pulbagia
  • Tendinite achillea
  • Tallonite
  • Fascite plantare

Dunque, mediante le onde d’urto si ha la possibilità di effettuare dei trattamenti che possono agire su alcune problematiche sia dovute a delle infiammazioni sia a dei traumi.

Grazie a queste i pazienti che si sottopongono a un ciclo di terapie con onde d’urto, possono ritrovare un sollievo e andare a curare queste principali patologie.

Nel corso degli ultimi anni, sono sempre di più le applicazioni delle onde d’urto. Infatti, sono utilizzate in ambito fisioterapico, per le lesioni dermatologiche e nell’ambito della fisioterapia.

Questa è una terapia necessaria al trattamento di varie patologie che vanno dalle tendiniti fino alle fasciti. Inoltre, nel tempo le onde d’urto hanno trovato impiego anche nella cura delle contratture, ulcere, ferite e stiramenti muscolari.

Ci sono delle limitazioni, controindicazioni nelle onde d’urto?

Prima di fare le onde d’urto sono in molti a chiedersi se ci sono delle controindicazioni, limitazioni o problemi nell’uso di questa terapia.

Effettivamente bisogna considerare che non tutti e non sempre è possibile sottoporsi al trattamento delle onde d’urto. Tra le principali condizioni che non permettono di sottoporsi a questo trattamento specifico ci sono: gravidanza, età dello sviluppo, presenza di un pacemaker.

Tutti coloro che invece possono sottoporsi al trattamento non devono preoccuparsi. Infatti, l’onda d’urto è vero può provocare un lieve dolore o fastidio, ma è necessario al fine di produrre l’effetto benefico che le contraddistingue.

Pubblicità
Published by:

Dieta del gelato: il regime alimentare per perdere peso senza rinunciare al gusto

Quando si parla di equilibrio tra gusto e salute a tavola, si inquadra una situazione che, per molte persone, appare come un miraggio. Se ci si informa bene, però, è facile capire che non è così.

Esistono infatti regimi alimentari come la dieta del gelato, percorso citato da siti autorevoli come Regogoo.com ed elaborato dal compianto nutrizionista e divulgatore televisivo Pietro Migliaccio, che permettono di trovare una quadra tra gli aspetti sopra ricordati.

Prima di entrare nel vivo delle caratteristiche della dieta sopra citata, ricordiamo che si tratta di un percorso da portare avanti per un numero limitato di giorni (in caso contrario, si rischiano carenze nutritive pericolose).

Inoltre, è fondamentale iniziarlo solo dopo aver chiesto consiglio al proprio medico curante. Chiariti questi punti imprescindibili, non ci resta che addentrarci alla scoperta delle caratteristiche che rendono unica una dieta capace di coniugare gusto e risultati riguardanti la forma fisica (ovviamente contano tantissimo anche la costanza e l’attenzione all’attività fisica).

Come funziona, per quanto tempo portarla avanti e quanto si perde

Come ricordato da Pietro Migliaccio, questa dieta si basa su un alimento che, nel corso degli anni, è stato fortemente criticato, non sempre a ragione. Il gelato, invece, ha diversi punti a suo favore. Oltre a essere ricco di nutrienti importanti per la salute, tra i quali è possibile citare la vitamina A e la vitamina B12, è un comfort food che può rivelarsi utile nel facilitare il percorso verso la perdita di peso.

L’indicazione del professor Migliaccio, che come già detto è stato un volto televisivo molto noto oltre che uno scienziato, prevedono il fatto di portarlo in tavola al posto del pasto normale. Essenziale, inoltre, è non assumere altri alimenti.

Quando si parla di questo regime alimentare, da seguire per un lasso di tempo non superiore ai 7 giorni, è necessario sottolineare che alcuni gelati vanno meglio degli altri. Si consiglia, nello specifico, di orientarsi verso quelli alla frutta.

Il motivo è legato al fatto che, soprattutto quando sono preparati artigianalmente, sono ricchi di nutrienti preziosi per la nostra salute, come per esempio le vitamine e le fibre.

Come inserirli nello schema alimentare giornaliero? La principale indicazione in merito prevede il fatto di consumarli per merenda. Differente è invece la situazione dei gelati alla crema, raccomandati invece come sostitutivi del pasto. Attenzione, però!

Nel momento in cui li si chiama in causa, è doveroso sottolineare che si tratta di cibi poveri di fibre. Alla luce di ciò, se si ha intenzione di ottimizzare i livelli di sazietà e di minimizzare il rischio di attacchi di fame è opportuno aggiungere anche un piatto di verdura fresca, preferibilmente insalata.

Nonostante l’assenza di fibre, il gelato alla crema non è certo da buttare per quanto riguarda l’apporto di principi nutritivi utili alla salute. Da non trascurare, infatti, è la sua ricchezza in calcio, peculiarità che lo rende particolarmente adatto – fatta eccezione per i casi in cui ci sono controindicazioni legate al diabete o ad altre patologie – per le donne over 40 e per gli anziani in generale, soggetti che si contraddistinguono per un maggior rischio di avere a che fare con problematiche di fragilità ossea.

Se seguita con costanza, questa dieta permette di perdere dai 2 ai 3 kg in una settimana (ovviamente si parla di stime di massima).

Esempio di giornata alimentare

Adesso non resta che vedere assieme un esempio di giornata alimentare di chi segue la dieta del gelato. Si può cominciare con una colazione a base di yogurt alla frutta – attenzione a comprarlo a basso contenuto di zuccheri aggiunti – con una manciata di cereali integrali.

Quando arriva l’ora dello spuntino mattutino, si può consumare un frutto (quello che si preferisce). Per il pranzo vanno benissimo 50 grammi di prosciutto crudo sgrassato, 200 grammi di melone e un paio di palline di gelato alla frutta.

Lo spuntino pomeridiano può rappresentare l’occasione per gustarsi un cono gelato con due palline, una alla frutta e una con un gusto a base di crema. Per quanto riguarda la cena, una buona idea può prevedere il fatto di portare in tavola arrosto di tacchino (130 grammi circa), 2 etti di fagiolini al vapore e, per soddisfare il fabbisogno di carboidrati, una fetta di pane integrale.

Published by:

Allenamento aerobico e salute: cose da sapere

Come si sente ripetere spesso, in televisione o nei giornali, l’allenamento deve, o meglio dovrebbe, essere parte integrante delle nostre vite.

Una buona forma fisica, infatti, non può prescindere da una dieta alimentare bilanciata e dalla pratica regolare di un’attività fisica.

Cosa si intende per attività fisica? La semplice camminata attorno al quartiere può essere considerata tale?

Cerchiamo di fare chiarezza con alcune informazioni che potrebbero tornarti utili se stai pensando di pianificare il nuovo anno all’insegna del benessere.

L’attività fisica può essere distinta in due grandi categorie: attività di tipo aerobico e attività di tipo anaerobico.

Per movimenti di tipo aerobico intendiamo quelle attività d’intensità moderata che, generalmente, possono essere svolte per un periodo di tempo prolungato proprio grazie all’intensità non troppo elevata.

Alcuni esempi possono essere il jogging, il ciclismo o, per i più atletici, anche il salto della corda.

Le attività anaerobiche sono, invece, caratterizzate da un’intensità più elevata che impedisce la possibilità di protrarle per periodi prolungati (ovviamente la quantità di tempo è legata allo stato di forma del soggetto).

Esempi sono gli scatti, il sollevamento pesi e, in generale, tutte le attività dove è richiesto di utilizzare molta energia per brevi periodi di tempo.

Adesso che abbiamo fatto questa distinzione passiamo ad analizzare nello specifico l’attività di tipo aerobico, che è il cuore del nostro articolo.

Attività aerobica: quali sono i benefici?

Come scritto sopra, gli esercizi di tipo aerobico sono caratterizzati da intensità moderata e periodi lunghi, generalmente superiori ai trenta minuti per iniziare a vedere i primi benefici legati all’allenamento.

Quali sono questi benefici?

Il principale effetto positivo dell’allenamento di tipo aerobico è legato alla salute del cuore.

Allenarsi per almeno trenta minuti, tre volte a settimana, porta nel corso del tempo a delle modifiche strutturali del nostro organo cardiaco.

Esso diviene, infatti, più capiente e, per questo motivo, in grado di pompare una maggiore quantità di sangue a ogni singola contrazione.

Questo si traduce in un rallentamento del battito cardiaco e, di conseguenza, in un minore affaticamento.

Altri effetti molto importanti sono legati all’aumento della capillarizzazione dei tessuti, che diventano più “ossigenati”, e alla migliore capacità del sangue di distribuire ossigeno all’interno del nostro organismo.

Ultimo, ma non per importanza, anche l’aumento della capacità ventilatoria dei polmoni.

Stiamo parlando di un vero e proprio toccasana insomma!

Allenamento aerobico: come inserirlo nella routine quotidiana

Ora che conosci i benefici dell’attività di tipo aerobico, scommetto che stai cercando di capire come riuscire a inserirla nelle tue giornate.

Ho indovinato vero?

Bene, eccoti qualche spunto per provare a far entrare l’allenamento nelle tue giornate.

Ognuno di noi ha dei momenti in cui rende di più in termini di attività sportiva ed è necessario fare alcune prove prima di capire quale sia il momento più adatto per te.

Tendenzialmente la mattina e la pausa pranzo potrebbero essere i migliori, perché spostare l’allenamento alla sera vuol dire, molto spesso, saltarlo per colpa degli impegni che si accumulano nel corso della giornata.

Ci vuole davvero una volontà di ferro per non farsi distrarre e trovare la forza di allenarsi anche dopo una dura giornata di lavoro.

Fortunatamente ci vengono in soccorso alcuni attrezzi che possono ridurre la “fatica” e costringerci ad allenarci anche quando non abbiamo voglia.

Un esempio?

La cyclette da camera, un ottimo attrezzo che puoi riporre tranquillamente a casa e tirare fuori all’occorrenza.

In questo modo, che tu scelga di allenarti al mattino o alla sera, non dovrai far altro che tirare fuori la tua bicicletta e iniziare a pedalare per sentirmi immediatamente più attivo.

Geniale no?

Allenamento aerobico e salute: conclusioni

In questo articolo abbiamo visto le differenze tra le due principali tipologie di allenamento e analizzato quali sono i benefici dell’allenamento di tipo aerobico.

Abbiamo parlato, poi, di alcuni suggerimenti e attrezzi utili per allenarsi in comodità da casa, in modo da ridurre le “scuse” che spesso ci portano a perdere occasioni preziose.

Bene, ora che sai tutto devi solo darci dentro… il tuo corpo ti ringrazierà!

Published by:

Integratori alimentari naturali: caratteristiche e consigli per l’uso

Gli integratori alimentari naturali sono prodotti adatti al consumo umano per integrare la dieta. Hanno una forte concentrazione di sostanze nutritive e sono mirati per essere ingeriti velocemente. Per questo motivo si trovano in diversi formati ovvero compresse, flaconi, polveri e capsule.
Grazie agli integratori alimentari naturali un soggetto che non può assumere tutti principi necessari, può regolare la sua alimentazione. Vengono infatti molto utilizzati da chi pratica sport o individui in convalescenza.
Il progresso in campo medico ha permesso di creare numerosi integratori alimentari naturali, molto diversificati in termini di sostanze per far fronte a numerose esigenze e situazioni diverse. Quelli presenti nelle farmacie e in erboristeria sono controllati e certificati, ma vanno assunti nella maniera adeguata. Ne esistono infatti diverse tipologie sul mercato, con principi differenti, destinati a sportivi e non.

Tipologie di integratori

Tipologie di integratori e destinazioni d’uso

Gli integratori alimentari naturali più conosciuti sono quelli multivitaminici. Sono quelli utilizzati maggiormente da chi fa sport e in caso di diete specifiche.
Un’altra tipologia molto comune sono gli integratori di sali minerali, essenziali per tutte quelle attività che comportano un’elevata perdita di sali minerali.
Gli integratori alimentari naturali energetici sono pensati per essere un mix di vitamine ed altre sostanze come gli amminoacidi, mirati a fornire una maggiore energia nei momenti di necessità, fisica o mentale che sia.
Esistono anche integratori alimentari naturali più specifici, mirati ad apportare altre sostanze all’organismo. Tra i più importanti ci sono gli integratori di proteine e amminoacidi, che andrebbero presi sotto consiglio del medico. Lo stesso vale per gli integratori per l’apparato muscoloscheletrico, per l’apparato cardiovascolare e per la tiroide.

Principi attivi

Quali sono i principi più comuni

Gli integratori multivitaminici sono ricchi di una o più vitamine indispensabili per uno buono stato di salute.
Negli integratori di sali minerali ve ne sono diversi. Questi cambiano di marca in marca, ma generalmente vi si ritrovano rame, potassio, calcio, magnesio, ferro, selenio, zinco, e molti altri. La confezione indica sempre molto attentamente quali sono presenti e la loro utilità.
Mentre in quelli energetici vi sono differenti vitamine e altre sostanze come la creatinina, quelli proteici sono più uniformi con una formula a base di proteine ed amminoacidi. In quelli più specifici si possono trovare vitamine, amminoacidi, ma anche sostanze più particolari come la glucosamina e la condroitina solfato.

Uso e precauzioni

Quando usarli e consigli per assumerli

Gli integratori alimentari naturali non sono sostituti degli alimenti, ma servono a colmare una carenza nutrizionale. Non sono neanche medicinali, sebbene quando si decide di assumerli sarebbe meglio farsi consigliare da un medico o uno specialista. Il rischio serio è quello di compromettere la propria salute poiché l’assunzione non controllata di integratori di qualsiasi genere più causare problemi vari come la ipervitaminosi. Si devono assumere con moderazione, tenendo conto di alcuni parametri quali peso, apporto calorico giornaliero e presenza di determinate patologie. Bisogna evitarli laddove ci sia la possibilità di sostituirli con altri cibi.

Ogni prodotto immesso sul mercato viene controllato e certificato, in base alle normative europee in materia di alimentazione, che regolamenta anche la vendita e il tipo di principi autorizzati e quindi sicuri. Si raccomanda sempre di leggere attentamente le informazioni riportate in ogni confezione e di farsi seguire, laddove possibile da uno specialista esperto in nutrizione.

Published by:

I 60 sono i nuovi 30?

I tempi sono cambiati. Non si parla più di vecchiaia o di persone anziane finché non si giunge ad una determinata età, ovvero si superano i 75 anni.

Per questo motivo spesso chi si ritrova a cavalcare l’onda della sessantina si comporta come un giovanotto ancora pronto a dare il meglio di sé. Grazie al miglioramento delle condizioni di vita e degli aiuti della tecnologia, la terza età può essere un periodo molto “attivo” della vita.

L’età che avanza nelle donne

Prendiamo come esempio le donne. Un tempo venivano  definite anziane dopo la menopausa, visti tutti i malanni che questa comporta. Oggi invece ci si cura, ci si coccola, si fa attenzione ad ogni minimo passo, così da sembrare belle e briose come un tempo.

Si passa da una stagione all’altra della vita con più naturalezza, ci si gode la vita con il proprio partner. Anzi, in un certo senso qualcuno inizia a vivere davvero proprio superati i 60. Secondo alcuni studi sembra addirittura che il passare degli anni aiuti a stabilizzare l’emotività, si è meno soggetti allo stress e soprattutto si è più felici che tristi.

Cosa fanno gli over 60?

Superare i 60 anni di età consente a molte persone, uomini o donne che siano, di riscoprire vecchie passioni finite nel dimenticatoio. Hobby che sono stati lasciati per dedicarsi a famiglia e figli vengono riagguantati con una passione che forse a 30 anni non si aveva.

Questa nuova consapevolezza nasce dal fatto che l’età è portatrice di esperienza, di conoscenza, di certezza che la vita è una e non si può tornare indietro.

Contrariamente a ciò che dicono i canoni culturali, non è affatto vero che una persona “anziana” viva di tristezza e di vecchi ricordi. Le donne riscoprono il fascino lusinghiero dell’età, gli uomini quella maturità di vivere ogni cosa con leggerezza.

Il corpo poi viene curato diversamente: controlli continui da medici, ipertensione sotto controllo, alimentazione sana e attività fisica. Senza dimenticare l’uso di diversi strumenti come i misuratori di pressione arteriosa Medel, che – tra l’altro – consentono di riconoscere il momento giusto in cui potrebbe risultare utile doversi sottoporre a terapie farmacologiche. Quasi tutti gli over 60 si sottopongono a continue visite specialistiche attraverso peculiari apparecchiature medicali utili al caso.

Il potenziale nascosto dei sessantenni

In pochi sanno che in ognuno di noi si nasconde un potenziale, delle risorse preziose che con l’età vengono fuori per poter essere godute a pieno. Se ci ritroviamo nelle giuste condizioni, psicologiche e fisiche, possiamo anche fare cose fino a quel momento mai pensate.

Si può perseguire un obiettivo, si può trascorrere una serata con leggerezza, e perché no, ci si può anche relazionare con altre generazioni. Le conoscenze sviluppate nel corso degli anni potrebbero rappresentare quel valore aggiunto anche per utilizzare al meglio le moderne tecnologie.

Come fare a sentirsi bene con se stessi? Praticamente facendo quello che si desidera, ovvero ballare, studiare, iniziare a viaggiare, dedicarsi cioè ad azioni spensierate. Magari si può usare anche a proprio vantaggio la risorsa del web, restando attivi sui social o aprire un blog.

Aiutare il cervello a mantenersi in allenamento

È proprio vero dunque che i 60 sono i nuovi 30. E a dimostrarlo ci sono alcuni studi secondo cui, se in allenamento, il cervello è in grado di rigenerare le cellule a 80 anni come a 15.

Se fino ad ora la scienza credeva che i neuroni potessero svilupparsi solo entro una certa età, oggi anche la medicina deve ricredersi a favore di quella che un tempo veniva definita terza età.

Per agevolare questa rigenerazione, o più in generale il benessere di un anziano, bisogna coltivare passioni e affetti. Bisogna saper stare dentro e fuori casa, tenendo in allenamento corpo e mente.

Il numero anagrafico appare quindi un limite mentale che la società si è sempre posta e a cui ha deciso di dire basta nel nuovo millennio. E così gli over 60 riscoprono una meravigliosa nuova vita anche con il passare degli anni.

Published by:

Anemia da sport: sintomi e cosa fare

L’anemia da sport è un argomento interessante, esistono pareri diversi sull’individuazione di questa condizione, ad esempio alcuni considerano la presunta “anemia da sport” non una vera e propria anemia, ma invece una pseudoanemia, un adattamento dell’organismo dell’atleta legato all’esercizio sportivo.

L’anemia da sport si riferisce ad un periodo di allenamento avanzato, in cui gli atleti possono sviluppare un basso livello di emoglobina nel sangue, e probabilmente manifestano un normale adattamento all’allenamento fisico. E’ uno stato clinico definito da un basso livello di emoglobina in chi fa sport. Vari specialisti la chiamano l’emolisi da sforzo.

La rottura dei globuli rossi, e la conseguente fuoruscita dell’emoglobina, determinano l’anemia nell’atleta.

Ciò si riscontra in vari sport, dalla danza aerobica, nell’attività con i pesi (fonte) e a volte può accadere anche nel nuoto (fonte). Dunque, questa condizione anemica è da considerarsi fisiologica in soggetti che esercitano una continua attività fisica e non necessita di nessun tipo di intervento correttivo. Il principale indiziato nei casi di anemia è il ferro, quindi è necessario verificare alcuni parametri clinici, la sideremia, la ferritina e la transferrina.

In un atleta di fondo l’apporto di ferro dovrebbe aumentare fino ai 17-23 mg/die. Si valuta che una regolare alimentazione apporta circa 6-7 mg di ferro ogni 1000 Kcal. Ci sono alcuni fattori in grado di diminuire o aumentare l’assorbimento di ferro. L’attività sportiva è capace di incrementare le perdite di questo prezioso metallo.

Anemia da sport: le possibili influenze

L’allenamento sportivo aumenta il volume del sangue e, con il fluido aggiunto, il numero di globuli rossi per unità di sangue diminuisce. Il conteggio temporaneo ridotto dei globuli rossi, osservato all’inizio dell’allenamento, si risolve da solo dopo un certo periodo di tempo.

Il ferro può essere influenzato dall’esercizio fisico in diversi modi. Una probabilità è che il ferro venga perso nel sudore, tuttavia gli atleti sudano di più delle persone sedentarie.

Un’altra possibile via per la perdita di ferro, è la distruzione dei globuli rossi. Le cellule del sangue vengono schiacciate quando i tessuti del corpo (come le piante dei piedi) creano un contatto di grande impatto con una superficie inflessibile (come il terreno). Inoltre, almeno in alcuni atleti, l’attività fisica può causare piccole perdite di sangue attraverso il tubo digerente.

In terzo luogo, l’assunzione abitualmente bassa di cibi ricchi di ferro, combinata con perdite di ferro aggravate dall’attività fisica, porta a carenza di ferro in individui fisicamente attivi. La carenza di ferro compromette le prestazioni fisiche perché il ferro è fondamentale per il trattamento dell’ossigeno da parte dell’organismo. Poiché una conseguenza dell’anemia sideropenica è compromessa dal trasporto di ossigeno, la capacità di lavoro aerobico sarà ridotta perché la persona è probabile che si stancherà facilmente.

L’assorbimento di ferro, dipende anche da diversi fattori fra cui la produzione acida dello stomaco e l’integrità della mucosa intestinale. Più del 20% del ferro EME(Fe 2+ )  inserito con l’alimentazione viene assorbito a livello intestinale, invece meno del 5% del ferro non EME(Fe 3+ ) viene assimilato. Quest’ultimo si trova nei vegetali, nei cereali, nella frutta e nelle uova. Il ferro EME si trova nella carne e nel pesce.

A parte l’alimentazione, è anche rilevante modificare gli orari, difatti tante persone hanno ottimizzato la loro digestione modificando sia l’ora dei pasti e nel caso quella degli allenamenti.

Per vivere bene il vostro sport, è importante dare il meglio di sé, ma senza esagerare, facendo attenzione a riguardare l’organismo. Solitamente chi pratica sport a certi livelli, richiede troppo, per questo motivo il consiglio è sempre quello di “ascoltare il proprio organismo”. Si raccomanda di non sottovalutare qualsiasi sintomo e di far sempre presente al proprio allenatore dei segnali lanciati dal vostro corpo.

Published by:

Diagnosi e terapia dei disturbi dell’equilibrio

I disturbi dell’equilibrio riguardano più soggetti di quanto sia soliti pensare, con questa etichetta infatti definiamo una serie di problematiche diverse, anche molto distanti tra loro, che necessitano di trattamenti ad hoc. Tutto parte ovviamente da un’adeguata diagnosi, da sconsigliare quindi la (troppo) diffusa pratica di un’autodiagnosi, elaborata magari tramite sessioni di ricerca su Google. Per riconoscere e risolvere problematiche che hanno impatti tanto rilevanti sulla vita quotidiana, serve l’ausilio di un professionista, come conferma http://www.otoperforma.it/, occorre una persona che abbia formazione teorica ed operativa per riconoscere le cause di un sintomo e pianificare un piano d’intervento volto a migliorare la condizione del paziente. Diagnosi e terapia dei disturbi dell’equilibrio non sono cose da affidare a persone improvvisate, con questo articolo cerchiamo di fare chiarezza in modo da indirizzare i pazienti verso una scelta più consapevole.

Disturbo dell’equilibrio: le tipologie

Come abbiamo già accennato, sotto l’etichetta di disturbi dell’equilibrio sono comprese varie problematiche, una categorizzazione diffusa le divide in due tronconi. Il disturbo statico riguarda la sensazione da parte del paziente di avvertire movimento benché si trovi in situazione di stasi, il disturbo dinamico invece consiste nel vacillare durante il movimento. Entrambi le situazioni si traducono in una forte sensazione di disagio per il paziente, malessere psicofisico che porta a enormi difficoltà nell’interazione con lo spazio circostante e la percezione di sé nello spazio. Sono problematiche da affrontare in maniera integrata, senza trascurare gli aspetti di natura psicologica, cruciali per il buon esito di un percorso riabilitativo.

Come riconoscere disturbi dell’equilibrio

Il paziente non può chiaramente fare luce sulle cause che originano il problema, il punto di vista soggettivo si concentra sui sintomi che vanno a inficiare la qualità della vita. Uno dei sintomi più diffusi è quello di vertigine, spesso accompagnato dalla sensazione di non potersi muovere senza cadere. Frequenti anche nausea e vomito, vista offuscata e problemi di disorientamento. Un ventaglio ampio di sintomi, che possono presentarsi singolarmente o andare a costituire un quadro strutturato, rendendo ancora più complessa la relazione tra il paziente e la condizione nella quale, suo malgrado, si trova.

I motivi

Sono molteplici le possibili cause, visto che le funzioni legate all’equilibrio sono gestite da diverse variabili. Spesso il problema riguarda l’orecchio, in particolare l’apparato vestibolare, ciòè l’organo direttamente preposto al controllo dei parametri connessi con il mantenimento dell’equilibrio. Tra le possibili cause anche patologie neurologiche quali il morbo di Parkinson o patologie circolatorie. Necessario dunque un accurato controllo sulla storia clinica del paziente, cercando di fare luce su ogni aspetto della sua vita e il suo stato di salute.

I dati che abbiamo riportato di puro carattere informativo, giusto infatti ricordare come il sistema dell’equilibrio nel nostro corpo sia particolarmente articolato con una complessa interazione di strutture complesse che, congiuntamente, consentono l’orientamento. Coinvolti in tale processo ci sono gli organi visivi, i nuclei della base del cervello, il cervelletto, numerose terminazioni nervose muscolari e, come già affermato, l’apparato vestibolare. Ed è proprio l’orecchio a essere infatti il centro più delicato per quanto riguarda la gestione dell’equilibrio.

La complessità di questo scenario rende non sempre agevole il riconoscimento delle cause, alcune problematiche possono anche essere causate da situazioni traumatiche, pensiamo a traumi riguardanti la colonna cervico-dorsale (colpo di frusta). Da non sottovalutare neppure i problemi connessi a sensazioni sgradevoli quando ci si trova in siti elevati, le cosiddette vertigini da altezza. In questo caso non ci troviamo dinanzi a patologie, il trattamento dovrà essere necessariamente diverso.

Published by:

Aterosclerosi: una malattia pericolosa ma sottovalutata

Si tratta di un indurimento e di un restringimento delle arterie che vengono, così, bloccate. Questo mette a rischio il flusso sanguigno ed è la causa che provoca attacchi cardiaci, ictus e problemi vascolari. L’insieme di queste problematiche sono chiamate malattie cardiovascolari.

Le arterie hanno la principale funzionalità di condurre il sangue dal cuore. Il danno al loro rivestimento cellulare è la causa che provoca la condizione conosciuta come aterosclerosi, definibile – come sopra – quale uno scenario di restringimento delle arterie.

Le arterie sono infatti a contatto con un sottile strato di cellule che le mantiene lisci e che permettono al sangue di fluire facilmente, l’endotelio. Quando l’endotelio si danneggia, il colesterolo si accumula nella parete dell’arteria rendendo più difficile lo scorrere del sangue: il nostro organismo reagisce allora inviando una particolare tipologia di globuli bianchi per “pulire” il colesterolo in eccesso. Capita però che, a volte, le stesse cellule rimangono bloccate nel sito interessato.

Nel corso del tempo, questa situazione può favorire l’accumulo di placca composta proprio da colesterolo, macrofagi, calcio e altre sostanze presenti nel sangue. A volte, la placca smette di crescere, permettendo così all’individuo di svolgere una vita senza problemi. Altre volte però la placca intasa l’arteria, interrompendo il flusso di sangue intorno al corpo. Ciò rende più probabile la formazione di coaguli di sangue, che possono comportare condizioni potenzialmente letali.

Sintomi

I primi segni di aterosclerosi possono iniziare a svilupparsi durante l’adolescenza, con striature di globuli bianchi che appaiono sulla parete dell’arteria. Molto spesso, non ci sono sintomi fino a quando non si rompe una placca, o il flusso sanguigno è molto limitato, richiedendo così molti anni per verificarsi.

I sintomi dipendono da quali arterie sono interessate.

Nel caso di arterie carotidi, che forniscono sangue al cervello, un afflusso di sangue limitato può causare un ictus. Una persona interessata può dunque manifestare una serie di sintomi quali debolezza, respirazione difficoltosa, mal di testa, intorpidimento facciale, paralisi.

Nel caso di arterie coronarie, il dolore al petto può essere un sintomo di aterosclerosi. Le arterie coronarie forniscono infatti sangue al cuore, e quando l’apporto di sangue al cuore è limitato, è possibile andare incontro a angina e infarto.

I sintomi includono:

  • vomito;
  • ansia estrema;
  • dolore al petto;
  • tosse;
  • sentirsi svenire.

Nel caso poi di arterie renali, che forniscono sangue ai reni, se l’afflusso di sangue si riduce, esiste un serio rischio di sviluppare una malattia renale cronica. La persona con blocco dell’arteria renale può sperimentare:

  • perdita di appetito;
  • gonfiore delle mani e dei piedi;
  • difficoltà di concentrazione.

Diagnosi dell’aterosclerosi

Le opzioni per trattare l’aterosclerosi sono molto varie, e comprendono cambiamenti nello stile di vita, l’assunzione di farmaci e interventi chirurgici. In ogni caso, è importante che un medico diagnostichi tempestivamente e correttamente l’aterosclerosi per assicurarsi che le arterie siano riportate alla piena capacità.

In particolare, coloro che sono a rischio di sviluppare aterosclerosi dovrebbero essere monitorati periodicamente, perché i sintomi non si mostrano fino a che si sviluppa la malattia cardiovascolare. Una diagnosi sarà basata sulla storia medica, i risultati delle analisi del sangue e un esame fisico.

In particolar modo, le analisi del sangue misureranno quanti zuccheri, grassi e proteine ​​ci sono nel sangue. Se ci sono alti livelli di grassi e zuccheri, ciò potrebbe indicare un aumento del rischio di aterosclerosi. Per quanto concerne invece l’analisi fisica, il medico “ascolterà” le arterie usando uno stetoscopio per vedere se c’è un insolito suono “sibilante” a causa del flusso sanguigno irregolare. Se questo viene sentito, può significare la presenza di una placca che ostruisce il flusso sanguigno.

Tra gli altri sintomi fisici, potrebbe esserci un polso molto debole sotto l’area dell’arteria che si è ristretta, oppure una pressione arteriosa anormalmente bassa sull’arto interessato. Potrebbe anche verificarsi un rigonfiamento pulsante dietro il ginocchio o nell’addome, a indicare la presenza di un aneurisma. Dove il flusso di sangue è limitato, le ferite possono anche non guarire correttamente. L’uso di ultrasuoni e TAC potrà completare la diagnosi.

Trattamento

La gamma di trattamenti per l’aterosclerosi comprende:

  • cambiamenti nello stile di vita: si concentrano sulla gestione del peso, sull’attività fisica e su una dieta sana. Un medico può raccomandare di mangiare cibi ricchi di fibre solubili e limitare l’assunzione di grassi saturi, sodio e alcol;
  • farmaci: i farmaci antipiastrinici possono prevenire l’accumulo di placca o aiutare a prevenire la formazione di coaguli di sangue. Altri, come le statine, potrebbero essere prescritti per abbassare il colesterolo e gli inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE) possono aiutare a ridurre la pressione sanguigna;
  • chirurgia: i casi gravi di aterosclerosi possono essere trattati con procedure chirurgiche, come l’angioplastica o l’innesto di bypass delle arterie coronarie (CABG). L’angioplastica comporta l’espansione dell’arteria e l’apertura del blocco in modo che il sangue possa scorrere di nuovo correttamente. CABG è un’altra forma di intervento chirurgico che può migliorare il flusso di sangue al cuore utilizzando arterie da altre parti del corpo per bypassare un’arteria coronaria ristretta.

Le cause

Tutto questo viene focalizzato sulle arterie. Sono vasi sanguigni che trasportano il sangue dal cuore verso tutto il corpo. Sono rivestite da un sottile strato di cellule, chiamato endotelio, che lavora per mantenere l’interno delle arterie tonico e liscio. Ed è proprio questa condizione ideale che permette al sangue di scorrere liberamente.

L’aterosclerosi inizia con un problema all’endotelio causato da molteplici cause: alta pressione, fumo, colesterolo alto. Questi portano alla formazione di placca la quale blocca l’arteria. Ma come è possibile? Il colesterolo attraversa l’endotelio danneggiato ed entra nella parete arteriosa. Ciò fa sì che i globuli bianchi lo inglobino e, con il passare degli anni, questo particolare insieme diventa placca.

La placca crea uno strato sulla parete dell’arteria. Come l’aterosclerosi progredisce, lo strato cresce. E quando si ingrandisce abbastanza, può creare un blocco. È un processo che si protrae in tutto il corpo, di conseguenza non solo il cuore sarà a rischio ma ci sono alte probabilità di subire un ictus e altri problemi di salute.

In genere, l’aterosclerosi non si fa vedere fino al raggiungimento della mezza età. C’è, ma non presenta sintomi. Infatti, quando il restringimento delle arterie si fa più serio, può soffocare il flusso di sangue e provoca dolore. Inoltre, i blocchi possono anche rompersi all’improvviso, causando un coagulo di sangue all’interno.

Published by: