Category Archives: Approfondimenti

Approfondimenti Emoglobina: tutto su cause, gravidanza, sintomi, rimedi, esame, rischi, tracce e valori normali alti o bassi.

Porfirie e sintesi dell’eme

Porfirie e sintesi dell’eme

Le porfirie sono delle malattie rare a carattere ereditario, legate alla carenza di uno specifico enzima della biosintesi della porfirina, si fa riferimento ad un gruppo di disordini da ascrivere a deficit enzimatici a carico della via biosintetica dell’eme. Le cause della condizione patologica vanno ricercate nell’ingestione di sostanze che provocano un effetto tossico, come anche nell’assunzione di farmaci, non sono rare condizioni di porfirie provocate dall’influenza di ormoni endogeni. I soggetti colpiti da questo genere di malattie risentono quindi di alti livelli di porfirine e dei loro precursori, tra cui l’acido d-aminolevulinico ed il porfobilinogeno, l’elevata concentrazione di queste sostanze finisce per causare il loro accumulo nei tessuti per poi essere escrete nelle urine e nelle feci. Le conseguenze di tipo patologico si riscontrano a livello del sistema nervoso e della cute con la comparsa di manifestazioni cliniche di diverso tipo, anche se i disturbi più comuni sono quelli neurologici e cutanei. Continue reading

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Emocateresi come avviene processo di distruzione delle cellule ematiche

Emocateresi come avviene processo di distruzione delle cellule ematiche

Il processo di distruzione fisiologica delle cellule del sangue denominato emocateresi costituisce il meccanismo di depurazione a livello ematico delle cellule invecchiate che interessa soprattutto i globuli rossi che hanno superato la durata della vita media di circa 120 giorni, la loro distruzione avviene principalmente in sede extravascolare a livello della milza ed in misura minore all’interno dei vasi. La distruzione dei globuli rossi al termine del loro ciclo vitale avviene mediante frammentazione spontanea, alla distruzione delle cellule del sangue segue ogni giorno la genesi di un gran numero di cellule dagli organi emopoietici; in seguito i frammenti vengono inglobati da cellule istiocitarie a livello della milza dove si verifica il fenomeno di digestione, mediante questo processo avviene la scissione dell’emoglobina nei suoi costituenti: la globina e l’eme. L’emoglobina che si libera dalla distruzione dei globuli rossi è soggetta a fagocitosi nel senso che viene digerita dalle cellule del sistema reticoloendoteliale, invece la componente di ferro liberata viene trasportata dalla transferrina al midollo osseo ed al fegato: la fazione che raggiunge il midollo osseo viene utilizzata per la produzione di nuovi globuli rossi; la quota che invece passa al fegato ed agli altri tessuti va a comporre la ferritina. Continue reading

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Soglia dell’emoglobina per la trasfusione di sangue

Soglia dell’emoglobina per la trasfusione di sangue

In base ad una recente revisione della letteratura scientifica si seguono delle nuove linee guida generali in riferimento alla soglia dell’emoglobina per la trasfusione di sangue, nello specifico si raccomanda di iniziare una trasfusione quando i valori dell’emoglobina sono compresi tra 6 e 7 g/dL. Questa revisione si deve alle linee guida dell’AABB (American Association of Blood Banks) che nel corso del 2012 hanno fornito delle indicazioni generali anche se non si tratta di linee guida vincolanti visto che la decisione in merito alle trasfusioni di un paziente stabile emodinamicamente spetta al giudizio clinico. Per quanto riguarda i pazienti sottoposti ad intervento chirurgico, la trasfusione va presa in considerazione quando i livelli dell’emoglobina risultano <=8 g/dL oppure nel caso in cui il soggetto presenta sintomi tipici quali: dolore toracico, ipotensione ortostatica, tachicardia, scompenso cardiaco. Al momento mancano studi adeguati che attestano quando va fatta la trasfusione, il miglior metodo di valutazione tiene conto principalmente dei sintomi del soggetto e dei valori dell’emoglobina. Continue reading

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Reticolocito e deficit relativi

Reticolocito e deficit relativi

I globuli rossi durante la loro maturazione attraversano uno stadio in cui il nucleo viene espulso, che dura 1-2 giorni, si parla in tal caso di reticolocito, in seguito la cellula diventa un eritrocito maturo, la cui durata media è di circa 120 giorni. Nello specifico i globuli rossi immaturi costituiscono mediamente lo 0,5% – 2,5% di tutti i globuli rossi circolanti, quindi un numero di reticolociti normale segnala una normale attività midollare se però la concentrazione di emoglobina è normale, si parla di reticolocitosi se il numero dei globuli rossi immaturi è elevato in presenza di livelli di emoglobina normali, in questo caso si registra una rapida distruzione dei globuli rossi anche se il midollo ha compensato aumentandone la produzione. Se la concentrazione di emoglobina è bassa ed i reticolociti normali, il soggetto può avere una forma di anemia non ben adeguata: la concentrazione di globuli rossi a livello ematico risulta ridotto mentre il valore percentuale risulta normale a questi valori corrisponde spesso un incremento dei reticolociti. In genere la condizione di reticolocitosi non causa problematiche per il soggetto se la funzionalità del midollo osseo è normale e le riserve di ferro risultano normali, di solito il grado di reticolocitosi è proporzionale al grado di perdita di sangue o di distruzione dei globuli rossi. Continue reading

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Ossiemoglobina e capacità polmonari

Ossiemoglobina e capacità polmonari

Durante la respirazione si forma un composto labile prodotto di associazione dell’emoglobina del sangue con l’ossigeno molecolare denominano ossiemoglobina la cui composizione avviene a livello dei capillari polmonari per poi andare incontro a scissione a livello dei tessuti ai quali cede ossigeno, costituendo il mezzo di trasporto per la regolare erogazione dell’ossigeno ai diversi distretti anatomici. Nello specifico non tutta l’aria che entra nei polmoni è implicata in uguale misura nelle diverse fasi della respirazione che si compone di diverse componenti importanti: volume corrente o respiratorio con cui si fa riferimento alla quantità di aria che si inspira e che si espira nel corso di un atto respiratorio normale; volume inspiratorio di riserva che coincide con la quantità di aria che può essere inspirata con un’ispirazione forzata al termine di un’inspirazione normale; volume espiratorio di riserva, ossia la quantità di aria che può essere espirata con un’espirazione forzata al termine di un’espirazione normale; volume residuo che rappresenta la quantità di aria che rimane nei polmoni al termine di un’espirazione forzata. Continue reading

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Sistema degli antigeni gruppo-ematici AB0

Sistema degli antigeni gruppo-ematici AB0

Allo studioso Carlo Landsteiner si deve la scoperta del sistema degli antigeni gruppo-ematici AB0, un tassello fondamentale sul fronte immunologico visto che questo paradigma ha permesso di comprendere le reazioni trasfusionali. In base agli antigeni AB0 i globuli rossi umani vengono suddivisi in quattro gruppi principali, tenendo conto della presenza di sostanze o di  antigeni sulla superficie degli eritrociti. Dal punto di vista ematologico i quattro gruppi vengono così classificati: globuli rossi con sostanza di gruppo A, globuli rossi con sostanza di gruppo B, globuli rossi con sostanze di gruppo A e di gruppo B, globuli rossi che non presentano sostanze di gruppo A e di gruppo B; in base a questa distinzione si deve dunque la denominazione dei gruppi sanguigni A, B, AB, e 0.  Si definisce antigene la struttura sulla membrana eritrocitaria capace di complessarsi con il suo specifico anticorpo quindi gli antigeni gruppo-ematici sono degli zuccheri legati alla membrana plasmatica dei globuli rossi e ne determinano la morfologia e la funzionalità. La presenza degli antigeni AB0 è dovuto alla presenza di tre alleli diversi chiamati A, B e 0 che si localizzano sul cromosoma 9 umano, A e B sono dominanti rispetto all’antigene 0 e codominanti tra loro, sono in grado di codificare per enzimi ad attività transferasica, che aggiungono residui glucidici all’estremità di una struttura-base. Continue reading

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Coagulazione intravascolare disseminata di cosa si tratta

Coagulazione intravascolare disseminata di cosa si tratta

La condizione patologica caratterizzata da episodi di coagulazione del sangue circolante, a cui si accompagnano altri segni clinici ricorsivi quali emorragie, trombosi, maggiore deposizione di fibrina definisce il quadro clinico della coagulazione intravascolare disseminata il consumo dei fattori plasmatici e delle piastrine subisce delle anomalie, in quanto i livelli di concentrazione dei fattori plasmatici della coagulazione e delle piastrine possono in alcuni casi mantenersi normali, in altri casi i valori possono presentarsi aumentati oppure ridotti in questo caso la riduzione può interessare uno o più dei principi consumabili durante il processo emocoagulativo. Il quadro clinico è caratterizzato da delle manifestazioni variabili strettamente dipendenti da differenti fattori quali: la gravità del processo emocoagulativo, il grado di iperfibrinolisi sistemica e locoregionale presente, la capacità di compensare l’alterato uso dei fattori plasmatici, le anomalie quantitative e qualitative delle piastrine, la sede del problema. Per quanto riguarda le cause dell’insorgenza della condizione patologica bisogna segnalare diversi fattori quali: degli episodi di natura traumatica massiva, delle cause settiche batteriche, alcune patologie ostetriche, formazioni tumorali, la malaria, le ustioni, l’inoculazione di veleno di serpente. Continue reading

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Esame dell’eritropoietina quando viene richiesto

Esame dell’eritropoietina quando viene richiesto

Quando si evidenziano dati anomali dalle analisi dell’emocromo può essere richiesto l’esame dell’eritropoietina utile in particolare quando le alterazioni riguardano il numero degli eritrociti e l’emoglobina, si tratta inoltre di un’indagine che viene eseguita quando il quadro clinico presentato dal paziente fa sospettare la presenza di un’anemia e nello specifico l’esame dell’eritropoietina consente di formulare una diagnosi differenziale; l’indagine viene prescritta quando si riscontra un’anemia la cui causa non è da ascrivere a sideropenia, deficit di vitamina B12 o folati, emolisi, emorragie, il soggetto comunque evidenzia un quadro clinico caratterizzato da un ridotto numero di eritrociti, di emoglobina e di ematocrito con livelli di reticolociti normali o diminuiti. Questo tipo di indagine permette di distinguere tra un’insufficienza nell’eritropoiesi a livello midollare ed una carenza di eritropoietina, un’altra condizione che può essere valutata meglio con questo esame è l’eccesso di eritrociti causato da un’iperproduzione dell’ormone dell’eritropoietina; nello specifico permette di determinare se l’anemia è causata da un deficit di eritropoietina o dalla mancata risposta all’ormone, i soggetti colpiti da insufficienza renale cronica vengono periodicamente controllati attraverso l’esame per valutare l’impatto dell’insufficienza renale sull’eritropoiesi. Continue reading

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Emoglobina effetto Hamburger

Tra i diversi studiosi che si sono occupati delle varie componenti che caratterizzano l’emoglobina, bisogna segnalare il fisiologo inglese Hartog Jakob Hamburger che ha descritto come avviene il movimento di ioni cloruro (Cl-) e bicarbonato (HCO3-) attraverso lo scambiatore cloruro-bicarbonato collocato sulla membrana plasmatica di ogni globulo rosso denominato banda III, tale processo ha preso il nome dallo stesso studioso ed è quindi noto come effetto Hamburger. Nello specifico questo effetto si verifica nei tessuti dove gli eritrociti perdono ioni bicarbonato  (HCO3-) ma nello stesso tempo acquisiscono ioni Cl- e molecole di H2O, con l’ingresso dell’anione cloruro si crea a un gradiente osmotico che determina il richiamo di acqua all’interno dell’eritrocita che in questo modo aumenta di volume. L’emoglobina che raggiunge un tessuto si trova allo stato rilasciato ossia legata all’ossigeno, ma in prossimità del tessuto viene carbossilata e passa allo stato teso, in questo stato l’emoglobina ha minore tendenza a legarsi con l’ossigeno è capace quindi di diffondere ossigeno al tessuto. Continue reading

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Emoglobina effetto Haldane

Emoglobina effetto Haldane

Negli alveoli polmonari l’ossigeno si lega all’emoglobina grazie al cosiddetto effetto Haldane che consente di spiegare il legame dell’ossigeno all’emoglobina che rende fisiologicamente il pH del sangue più acido. Questo effetto descritto per la prima volta dal fisiologo britannico John Scott Haldane da cui prende il nome facilita lo spostamento dell’anidride carbonica dal sangue agli alveoli grazie proprio all’acidità del sangue. Dunque la maggiore acidità dell’emoglobina legata all’ossigeno agevola la fase di eliminazione dell’anidride carbonica attraverso due meccanismi: l’emoglobina più acida ha meno tendenza a legarsi all’anidride carbonica, di conseguenza viene liberata un’alta percentuale di anidride carbonica; inoltre il pH più acido dell’emoglobina rilascia un maggior numero di H+ (ioni idrogeno) che combinandosi con ioni bicarbonato formano dapprima acido carbonico e successivamente H2O e CO2, favorendone così il rilascio a livello alveolare. Grazie a questo secondo meccanismo nei tessuti si registra una maggiore assunzione di anidride carbonica a cui corrisponde a livello alveolare una maggiore dispersione. Continue reading

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