Febbre di Marburg come si manifesta

Approfondimenti

Febbre di Marburg come si manifesta

Una grave malattia emorragica di origine virale come la febbre di Marburg è particolarmente diffusa in alcune regioni dell’Africa subsahariana manifestandosi come una febbre emorragica ad elevata mortalità. Il filovirus appartenente alla famiglia Filoviridae responsabile di con febbre alta, mal di testa, mialgie, artralgie, dolore toracico, faringite, malessere, sorgono poi sintomi gastrointestinali ed a distanza di qualche giorno può comparire un rash cutaneo localizzato soprattutto a livello tronco, in un secondo momento possono manifestarsi petecchie, vomito sanguinolento, epistassi, sanguinamenti dalle gengive e dal retto; i soggetti colpiti da un quadro patologico più grave possono risentire di altre manifestazioni sintomatiche quali: epato-splenomegalia, pancreatite, miocardite, disorientamento, disturbi psicotici, convulsioni e coma. La diffusione dell’infezione virale a diversi distretti anatomici dimostra le capacità del virus Marburg di infettare quasi tutti gli organi, da quelli linfoidi sino all’encefalo, questo perché la trascrizione e la replicazione del virus si verificano nel citoplasma della cellula ospite. La febbre emorragica esordisce improvvisamente e si caratterizza anche per un alto tasso di mortalità, una condizione associata principalmente allo shock cardiocircolatorio dovuto a sanguinamenti multipli e insufficienza multiorgano che può interessare principalmente il fegato ed i reni.

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Contagio e diagnosi

febbre di Marburg

febbre di Marburg

La trasmissione interumana della febbre di Marburg tra una persona affetta dal virus ed una sana avviene per contatto diretto con sangue, secrezioni e fluidi biologici quali vomito, saliva, muco e sperma, la trasmissione può verificarsi anche in maniera indiretta attraverso la manipolazione di oggetti contaminati ma anche attraverso rapporti sessuali e punture con siringhe ed aghi infetti. La diagnosi viene formulata attraverso l’esecuzione di emocromo, esami ematochimici, esami sierologici con il test ELISA (saggio immuno-assorbente legato ad un enzima) e la PCR (reazione a catena della polimerasi), analisi delle urine, test di funzionalità epatica, colture cellulari. Per ottenere una maggiore conferma diagnostica si procede con l’identificazione dei caratteristici virioni attraverso l’esecuzione di una microscopia elettronica a partire da un campione di tessuto infetto o di sangue; la febbre emorragica viene di solito trattata attraverso il controllo del volume ematico e del bilancio elettrolitico.

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