• Ferro, sostanza importante nelle carenze di emoglobina

    Il Ferro negli stati di carenza dell’emoglobina

    Ferro,-sostanza-importante-nelle-carenze-di-emoglobina

    Ferro,-sostanza-importante-nelle-carenze-di-emoglobina

    Il Ferro è un metallo importantissimo per l’organismo umano, infatti garantisce la stimolazione di fegato, milza e intestino, con la conseguente produzione di emoglobina e di globuli rossi. Esso ha come simboli chimici Fe2+, Fe3+, Fe4+, è metallo ferromagnetico brillante, duttile e malleabile, bianco argenteo, soggetto a ruggine solo in presenza d’aria umida, capace di dissolversi rapidamente in acidi diluiti. Il Ferro è uno degli elementi più abbondanti sul pianeta Terra solo dopo ossigeno, silicio ed alluminio. Generalmente, essendo esso molto reattivo con l’Ossigeno, è presente in natura soprattutto sottoforma di vari ossidi di ferro quali ematite, magnetite e limonite. Inoltre il Ferro è il più utilizzato in assoluto nella produzione industriale essendo economico ma dotato di alta resistenza. Continue reading

    Published by:
  • Misurazione dell’emoglobina glicosilata in evoluzione

    Novità sulla misurazione dell’emoglobina glicosilata

    Misurazione-dell'emoglobina-glicosilata-in-evoluzione

    Misurazione-dell’emoglobina-glicosilata-in-evoluzione

    Qualsiasi soggetto diabetico ha fra le sue priorità la misurazione
    dell’emoglobina glicosilata, specifico valore del sangue fondamentale per la corretta valutazione della media glicemica degli ultimi tre mesi, così da apportare eventuali variazioni alla terapia portata avanti se necessarie. Infatti mediante la misurazione dell’emoglobina glicosilata, viene monitorato con certezza l’equilibrio glicemico nei soggetti diabetici ma, volendo, anche nei soggetti che non soffrono di patologie particolari ma vogliono tenere sotto controllo il loro stato di salute. Coloro i quali dipendono dalla terapia insulinica, debbono effettuare la misurazione dell’emoglobina glicosilata ogni tre mesi, mediante un comunissimo prelievo di sangue venoso a digiuno. Proprio per questa frequenza di controllo, è comprensibile come, soprattutto per i bambini, questo appuntamento non sia dei più graditi, per questo si è lavorato con impegno per ideare una nuova tecnica di misurazione dell’emoglobina glicosilata. Essa è effettuata tramite sangue capillare, cioè utilizzando una piccola goccia di sangue estratta da un dito mediante il classico pungidito che i bambini già usano quotidianamente per misurare il livello della glicemia. Continue reading

    Pubblicità
    Published by:
  • Acido folico nell’alimentazione amico dell’emoglobina

    Proprietà dell’acido folico

    Acido-folico-nell'alimentazione-amico-dell'emoglobina

    Acido-folico-nell’alimentazione-amico-dell’emoglobina

    L’acido folico, più comunemente conosciuto come vitamina B9, è un nutriente fondamentale per il benessere dell’organismo, sia in condizioni normali che ad esempio durante una gravidanza. L’acido folico infatti è essenziale per la formazione dell’emoglobina, la sintesi del DNA e delle proteine. Fra l’altro assunto durante la gestazione ha dimostrato un forte potere di prevenzione delle malformazioni neonatali quali spina bifida e cardiopatie congenite. Per questo ginecologi e medici consigliano di assumere acido folico prima del concepimento ed almeno durante il primo trimestre di gestazione. Continue reading

    Published by:
  • Rischio cardiovascolare: non dipende dall’emoglobina glicata

    Nessun collegamento tra cuore ed emoglobina glicata

    Rischio-cardiovascolare-non-dipende-dai-valori-di-emoglobina-glicata

    Rischio-cardiovascolare-non-dipende-dai-valori-di-emoglobina-glicata

    Un nuovo studio effettuato di recente ha eliminato qualsiasi connessione tra rischio cardiovascolare e valori di emoglobina glicata nel sangue. La ricerca hapreso in analisi addirittura trecentomila adulti sani ed ha evidenziato cheunendo a fumo e colesterolo alto (principali fattori di rischio per la salute cardiaca) anche informazioni precise sul valore dell’emoglobina glicata, non si hanno maggiori riscontri riguardo il rischio cardiovascolare. Praticamente lo scopo degli studiosi era quello di verificare se l’aggiunta di notizie certe sui valori di emoglobina glicosilata alle percentuali dei più classici fattori di rischio cardiovascolare, potesse migliorare la previsione del rischio di malattie
    cardiovascolari. Purtroppo i risultati dell’analisi realizzata non confermanotale teoria: aggiungere informazioni sull’emoglobina glicata non aumenta la capacità di prevedere un rischio cardiovascolare. E non è tutto: le informazioni sull’emoglobina glicosilata non migliorano nemmeno la
    previsione riguardante i pazienti già a rischio cardiovascolare. Continue reading

    Published by:
  • Parti instabili dell’emoglobina: caratteristiche ed effetti

    Il ruolo delle parti instabili dell’emoglobina

    Parti-instabili-dell'emoglobina-caratteristiche-ed-effetti

    Parti-instabili-dell’emoglobina-caratteristiche-ed-effetti

    Una recente ricerca condotta presso l’Università di Parma, ha evidenziato l’importante ruolo delle parti instabili dell’emoglobina, utilizzando nanotecnologie all’avanguardia. Tali parti instabili dell’emoglobina si è vistoche influenzano nel dettaglio il legame tra ossigeno ed emoglobina stessa. Lo studio sulle parti instabili dell’emoglobina (proteina contenuta nei globuli rossi in grado di legare l’ossigeno nei polmoni trasportandolo a tutti i tessuti) ha cancellato di fatto alcune incongruenze risalenti agli anni Sessanta concernenti il legame dell’ossigeno all’emoglobina umana. Più di quarant’anni fa ormai, era stato concepito un modello descrittivo del comportamento di proteine complesse notevole, ma nonostante ciò incapace di delineare precisamente gli effetti di alcuni composti legati al rapporto emoglobina-ossigeno. Continue reading

    Published by:
  • Ossido di azoto prodotto dall’emoglobina

    Collegamento tra emoglobina ed ossido di azoto

    Emoglobina-e-produzione-di-ossido-di-azoto

    Emoglobina-e-produzione-di-ossido-di-azoto

    Finora rimasto ignoto, il collegamento tra emoglobina ed ossido di azoto sarà viatico per la realizzazione di nuove terapie dedite alle patologie cardiovascolari, infatti esiste una reazione tra emoglobina ed ossido di azoto, mai captata prima. La nuova teoria è emersa da un articolo edito sulla rivista Nature Chemical Biology e scritto da Daniel Kim Shapiro assieme ad altri colleghi cooperanti; in esso viene descritta una reazione catalitica che spinge l’emoglobina a mutare i sali di azoto in ossido di azoto, elemento noto per le sue proprietà vasodilatatrici. E’ evidente come tale scoperta potrebbe avere una risonanza mostruosa nel settore terapeutico delle malattie cardiovascolari. Del resto la notizia è grossa: prima che emergesse, non si credeva affatto che l’emoglobina potesse concorrere alla formazione dell’ossido di azoto in quanto normalmente nell’istante in cui essa avvicina l’ossido di azoto rilasciato dai vasi sanguigni letteralmente tende a consumarlo.

    Pubblicità

    Dettagli del rapporto dell’emoglobina con l’ossido di azoto

    L’autore del suddetto articolo rivelatore, Kim Saphiro, ha cercato di motivare l’apparente paradosso che vede l’emoglobina mediare la conversione dei nitriti in ossido di azoto, operando in modo che esso non venga
    immediatamente distrutto all’interno degli stessi globuli rossi, permettendone quindi lo svolgimento completo della propria azione biologica e fisiologica. I meccanismi che conducono l’emoglobina a produrre ossido di azoto sono
    ancora tutt’ora sotto esame, mediante speciali tecniche biofisiche atte ad analizzare in particolare le velocità di reazione dei diversi prodotti che si formano quando s’innesca l’interazione tra emoglobina e nitriti. Da più di un decennio già era provato che le cellule utilizzano i nitriti come riserva per la produzione di ossido di azoto e che la reazione fra i nitriti stessi e l’emoglobina generano triossido di diazoto, che a sua volta si trasforma in
    ossido di azoto e diazoto, ma sfuggiva del tutto l’osservazione fisica della reazione stessa, impossibile anche tramite EPR (spettroscopia di risonanza paramagnetica elettronica).

    Published by:
  • Barbabietola, fonte di emoglobina per le trasfusioni

    La barbabietola come fonte di emoglobina

    Barbabietola,-fonte-di-emoglobina-per-le-trasfusioni

    Barbabietola,-fonte-di-emoglobina-per-le-trasfusioni

    Il regno vegetale apre le porte alla carenza di sangue. La barbabietola in particolare sarebbe fonte importante di emoglobina, essenziale durante le trasfusioni ematiche. Una squadra di ricercatori dell’Università di Lund, in Svezia, ha identificato una proteina della barbabietola quasi identica all’emoglobina umana, ossia la vitale proteina che permette il trasporto dell’ossigeno nel sangue. Secondo tale scoperta l’aver isolato tale proteina contenuta nella barbabietola, studiandola ed analizzandola nelle sue proprietà ed azioni, spianerà la strada allo sviluppo di molecole che, rese idonee ad ogni caso specifico, potrebbero essere utilizzate nelle trasfusioni. Insomma la barbabietola potrebbe realmente divenire una vera e propria sorgente di emoglobina umana, rivoluzionando il campo del progresso scientifico, ma soprattutto apportando un bagaglio ricchissimo all’ambito spesso in difficoltà riguardante le trasfusioni sanguigne. L’emoglobina derivante dalla barbabietola, una volta controllata e messa a punto, assicurerà apporti ematici repentini e sicuri a tutti coloro che per emergenza od abitudine con le trasfusioni riescono a sopravvivere. Continue reading

    Published by:
  • La cannella, rimedio utile contro l’emoglobina alta

    La cannella riduce i livelli di emoglobina

    La-cannella,-rimedio-utile-contro-l'emoglobina-alta

    La-cannella,-rimedio-utile-contro-l’emoglobina-alta

    Varie ricerche empiriche hanno provato che l’assunzione costante e regolata di cannella riduce i livelli di emoglobina glicata nel sangue, in sole dodici settimane! Ridurre i livelli di emoglobina glicata nel sangue è vitale in pazienti diabetici, in quanto in concentrazioni elevate tende a perdere la sua fisiologica funzionalità di trasporto dell’ossigeno ai tessuti producendo effetti contrari e devastanti. Una tazza d’infuso di cannella è quindi un vero toccasana per chi presenta tale alterazione, il più delle volte spia della presenza di diabete. La cannella fa pensare ai tradizionali bastoncini aromatici intensi e caratteristici, molto utilizzati per condire piatti sia dolci che salati. Come già evidenziato, le proprietà salutistiche della cannella sono molte e varie: oltre a tenere a bada i livelli di emoglobina in circolo nel sangue, la sua corteccia ad esempio ha un potere altamente antiossidante, inoltre favorisce la funzione digestiva e supporta il metabolismo dei carboidrati. Quest’ultimo è un parametro molto importante da tenere sotto controllo, in quanto ad una sua alterazione consegue un rischioso accumulo di grassi, soprattutto a livello addominale, una delle cause principali provocanti il diabete. Continue reading

    Published by:
  • Glucometro per l’automonitoraggio glicemico

    Glucometro per l’automonitoraggio glicemico

    Il controllo della terapia farmacologica e gli accorgimenti alimentari apportano degli effetti positivi sul diabete, per cui l’uso del glucometro della glicemia è una prassi utile per il soggetto diabetico che in questo modo può misurare il tasso di glucosio nel sangue. Si tratta di un dispositivo medico portatile che deve essere quotidianamente usato dai pazienti diabetici, soprattutto coloro che seguono una terapia insulinica, per favorire l’automonitoraggio domestico della glicemia. L’importanza della valutazione dei livelli glicemici si traduce in una stretta collaborazione tra medico e paziente visto che grazie all’automonitoraggio glicemico è possibile intervenire prontamente per un riadattamento della terapia ipoglicemizzante seguita dal diabetico, valutando inoltre l’appropriatezza dello schema insulinico adottato. I dati forniti dal glucometro permettono anche di prevenire gli episodi di ipoglicemia ed i casi di iperglicemia cercando di prevenire eventuali episodi di crisi ipoglicemica, allo stesso tempo è possibile intervenire in tempi rapidi in situazioni di scarso controllo del diabete, riducendo l’entità degli aumenti dei valori glicemici. Un altro vantaggio a scopo preventivo per il trattamento del diabete si ottiene mediante l’automonitoraggio glicemico con lo scopo di scongiurare la comparsa delle complicanze tipiche del diabete. Altre informazioni su Livelli di emoglobina glicata ed equilibrio glicemico. Continue reading

    Published by:
  • Fattore Rh: positivo o negativo

    Fattore Rh: positivo o negativo

    Quando sulla superficie dei globuli rossi è presente un antigene esso viene definito fattore Rh o fattore Rhesus, si tratta di un carattere ereditario molto comune nella popolazione che si trasmette come carattere autosomico dominante. Se una persona non possiede questo antigene allora si parla di fattore Rh negativo, un carattere recessivo che è presente solo in individui omozigoti, quindi si riscontra in soggetti con entrambi i genitori con l’assenza dell’antigene, ma può evidenziarsi anche in soggetti eterozigoti per il fattore Rh. Prendere in considerazione questo parametro assume una certa importanza nel caso di una seconda gravidanza nel caso in cui la gestante presenta Rh-, ed alla prima gravidanza ha dato alla luce un bambino Rh+ determinando il passaggio nel circolo sanguigno materno al momento del travaglio dell’antigene, come conseguenza di questa mescolanza il corpo della madre reagisce producendo anticorpi contro l’antigene estraneo che rimarranno presenti nel suo sangue in modo permanente. Maggiori informazioni utili su Neuropatia diabetica periferica sintomi e cura. Continue reading

    Published by: