• Reticolocito e deficit relativi

    Reticolocito e deficit relativi

    I globuli rossi durante la loro maturazione attraversano uno stadio in cui il nucleo viene espulso, che dura 1-2 giorni, si parla in tal caso di reticolocito, in seguito la cellula diventa un eritrocito maturo, la cui durata media è di circa 120 giorni. Nello specifico i globuli rossi immaturi costituiscono mediamente lo 0,5% – 2,5% di tutti i globuli rossi circolanti, quindi un numero di reticolociti normale segnala una normale attività midollare se però la concentrazione di emoglobina è normale, si parla di reticolocitosi se il numero dei globuli rossi immaturi è elevato in presenza di livelli di emoglobina normali, in questo caso si registra una rapida distruzione dei globuli rossi anche se il midollo ha compensato aumentandone la produzione. Se la concentrazione di emoglobina è bassa ed i reticolociti normali, il soggetto può avere una forma di anemia non ben adeguata: la concentrazione di globuli rossi a livello ematico risulta ridotto mentre il valore percentuale risulta normale a questi valori corrisponde spesso un incremento dei reticolociti. In genere la condizione di reticolocitosi non causa problematiche per il soggetto se la funzionalità del midollo osseo è normale e le riserve di ferro risultano normali, di solito il grado di reticolocitosi è proporzionale al grado di perdita di sangue o di distruzione dei globuli rossi. Continue reading

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  • Emoglobina glicata memoria metabolica

    Emoglobina glicata memoria metabolica

    I soggetti diabetici per non andare incontro a complicanze gravi devono seguire un approccio farmacologico e dietetico capace di abbassare l’emoglobina glicata il più precocemente possibile per impedire che aumenti nel tempo attivando la cosiddetta memoria metabolica, nota anche come “memoria di danno”,  per segnalare le conseguenze negative dei valori di glicemia mantenuti troppo alti per lungo tempo. Per danneggiare l’organismo o solo il comportamento di una cellula sono sufficienti anche poche settimane di glicemia elevata che possono avviare un meccanismo di danno prolungato. Tra le conseguenze della memoria metabolica ci sono possibili alterazioni a carico delle proteine presenti nei mitocondri, ovvero degli organelli intracellulari che costituiscono la fonte energetica dell’organismo, nello specifico il glucosio in eccesso che si concentra a livello ematico va a legarsi con le proteine mitocondriali inducendo la produzione di radicali liberi, di sostanze ossidanti che possono provocare danni dei tessuti, in particolare si creano delle compromissioni dell’endotelio, ossia del tessuto di rivestimento dei vasi e le beta cellule che producono insulina. A causa del legame con lo zucchero le proteine mitocondriali producono un gran numero di radicali liberi anche se i livelli della glicemia risultano normali, una condizione che può causare nei soggetti diabetici l’insorgenza di complicanze legate al danno vascolare. Continue reading

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  • Ossiemoglobina e capacità polmonari

    Ossiemoglobina e capacità polmonari

    Durante la respirazione si forma un composto labile prodotto di associazione dell’emoglobina del sangue con l’ossigeno molecolare denominano ossiemoglobina la cui composizione avviene a livello dei capillari polmonari per poi andare incontro a scissione a livello dei tessuti ai quali cede ossigeno, costituendo il mezzo di trasporto per la regolare erogazione dell’ossigeno ai diversi distretti anatomici. Nello specifico non tutta l’aria che entra nei polmoni è implicata in uguale misura nelle diverse fasi della respirazione che si compone di diverse componenti importanti: volume corrente o respiratorio con cui si fa riferimento alla quantità di aria che si inspira e che si espira nel corso di un atto respiratorio normale; volume inspiratorio di riserva che coincide con la quantità di aria che può essere inspirata con un’ispirazione forzata al termine di un’inspirazione normale; volume espiratorio di riserva, ossia la quantità di aria che può essere espirata con un’espirazione forzata al termine di un’espirazione normale; volume residuo che rappresenta la quantità di aria che rimane nei polmoni al termine di un’espirazione forzata. Continue reading

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  • Emoglobinuria formazione dei calcoli

    Emoglobinuria formazione dei calcoli

    Tra i diversi fattori che possono determinare la condizione di emoglobinuria, ossia la presenza di emoglobina nelle urine, bisogna segnalare anche la formazione dei calcoli. I soggetti colpiti da calcoli renali presentano questa alterazione in quanto i sali minerali nelle urine diventano dei cristallina che vanno a formare dei depositi dalla consistenza dura nel rene, i calcoli renali una volta formatisi determinano diversi disagi nel paziente dando origine a delle fitte dolorose acute e dagli esami delle urine si rivelano diverse alterazioni dei valori tra cui la presenza di tracce di emoglobina nelle urine. Anche i calcoli alla vescica  determinano emoglobinuria in quanto i minerali presenti nelle urine all’interno della vescica possono andare incontro al processo di cristallizzazione determinando la formazione dei calcoli che a loro volta possono provocare come conseguenza il riscontro di una certa quantità di emoglobina nelle urine. Continue reading

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  • Dieta per aumentare i valori di emoglobina

    Dieta per aumentare i valori di emoglobina

    Diversi fattori possono determinare un abbassamento dei livelli di emoglobina, anche se tra le principali cause fisiologiche di questa alterazione ci può essere una carenza di ferro, minerale fondamentale per la produzione di questo componente proteico dei globuli rossi, in questo caso seguendo una dieta ad hoc si può intervenire per aumentare i valori di emoglobina. Spetta a questa proteina il compito principale di trasportare l’ossigeno nel sangue per cui il corpo ha un bisogno costante di emoglobina: i nuovi globuli rossi vengono prodotti senza sosta dal midollo osseo per sostituire quelli invecchiati che vengono distrutti dal fegato e dalla milza. Per riportare i livelli di emoglobina nel range della normalità qualora non sussistano condizioni patologiche è necessario appurare la causa che determina l’abbassamento dei livelli di emoglobina e tra i fattori eziologici maggiormente implicati si può riscontrare una carenza di ferro nella dieta che può portare ad una forma di anemia da carenza di ferro che a sua volta finisce per influenzare anche i valori dell’emoglobina. Anche lo scarso assorbimento del ferro connesso con disturbi come la celiachia oppure il morbo di Crohn può determinare una riduzione dei livelli di emoglobina. Continue reading

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  • Sistema degli antigeni gruppo-ematici AB0

    Sistema degli antigeni gruppo-ematici AB0

    Allo studioso Carlo Landsteiner si deve la scoperta del sistema degli antigeni gruppo-ematici AB0, un tassello fondamentale sul fronte immunologico visto che questo paradigma ha permesso di comprendere le reazioni trasfusionali. In base agli antigeni AB0 i globuli rossi umani vengono suddivisi in quattro gruppi principali, tenendo conto della presenza di sostanze o di  antigeni sulla superficie degli eritrociti. Dal punto di vista ematologico i quattro gruppi vengono così classificati: globuli rossi con sostanza di gruppo A, globuli rossi con sostanza di gruppo B, globuli rossi con sostanze di gruppo A e di gruppo B, globuli rossi che non presentano sostanze di gruppo A e di gruppo B; in base a questa distinzione si deve dunque la denominazione dei gruppi sanguigni A, B, AB, e 0.  Si definisce antigene la struttura sulla membrana eritrocitaria capace di complessarsi con il suo specifico anticorpo quindi gli antigeni gruppo-ematici sono degli zuccheri legati alla membrana plasmatica dei globuli rossi e ne determinano la morfologia e la funzionalità. La presenza degli antigeni AB0 è dovuto alla presenza di tre alleli diversi chiamati A, B e 0 che si localizzano sul cromosoma 9 umano, A e B sono dominanti rispetto all’antigene 0 e codominanti tra loro, sono in grado di codificare per enzimi ad attività transferasica, che aggiungono residui glucidici all’estremità di una struttura-base. Continue reading

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  • Coagulazione intravascolare disseminata di cosa si tratta

    Coagulazione intravascolare disseminata di cosa si tratta

    La condizione patologica caratterizzata da episodi di coagulazione del sangue circolante, a cui si accompagnano altri segni clinici ricorsivi quali emorragie, trombosi, maggiore deposizione di fibrina definisce il quadro clinico della coagulazione intravascolare disseminata il consumo dei fattori plasmatici e delle piastrine subisce delle anomalie, in quanto i livelli di concentrazione dei fattori plasmatici della coagulazione e delle piastrine possono in alcuni casi mantenersi normali, in altri casi i valori possono presentarsi aumentati oppure ridotti in questo caso la riduzione può interessare uno o più dei principi consumabili durante il processo emocoagulativo. Il quadro clinico è caratterizzato da delle manifestazioni variabili strettamente dipendenti da differenti fattori quali: la gravità del processo emocoagulativo, il grado di iperfibrinolisi sistemica e locoregionale presente, la capacità di compensare l’alterato uso dei fattori plasmatici, le anomalie quantitative e qualitative delle piastrine, la sede del problema. Per quanto riguarda le cause dell’insorgenza della condizione patologica bisogna segnalare diversi fattori quali: degli episodi di natura traumatica massiva, delle cause settiche batteriche, alcune patologie ostetriche, formazioni tumorali, la malaria, le ustioni, l’inoculazione di veleno di serpente. Continue reading

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  • Esame dell’eritropoietina quando viene richiesto

    Esame dell’eritropoietina quando viene richiesto

    Quando si evidenziano dati anomali dalle analisi dell’emocromo può essere richiesto l’esame dell’eritropoietina utile in particolare quando le alterazioni riguardano il numero degli eritrociti e l’emoglobina, si tratta inoltre di un’indagine che viene eseguita quando il quadro clinico presentato dal paziente fa sospettare la presenza di un’anemia e nello specifico l’esame dell’eritropoietina consente di formulare una diagnosi differenziale; l’indagine viene prescritta quando si riscontra un’anemia la cui causa non è da ascrivere a sideropenia, deficit di vitamina B12 o folati, emolisi, emorragie, il soggetto comunque evidenzia un quadro clinico caratterizzato da un ridotto numero di eritrociti, di emoglobina e di ematocrito con livelli di reticolociti normali o diminuiti. Questo tipo di indagine permette di distinguere tra un’insufficienza nell’eritropoiesi a livello midollare ed una carenza di eritropoietina, un’altra condizione che può essere valutata meglio con questo esame è l’eccesso di eritrociti causato da un’iperproduzione dell’ormone dell’eritropoietina; nello specifico permette di determinare se l’anemia è causata da un deficit di eritropoietina o dalla mancata risposta all’ormone, i soggetti colpiti da insufficienza renale cronica vengono periodicamente controllati attraverso l’esame per valutare l’impatto dell’insufficienza renale sull’eritropoiesi. Continue reading

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  • Emoglobina effetto Hamburger

    Tra i diversi studiosi che si sono occupati delle varie componenti che caratterizzano l’emoglobina, bisogna segnalare il fisiologo inglese Hartog Jakob Hamburger che ha descritto come avviene il movimento di ioni cloruro (Cl-) e bicarbonato (HCO3-) attraverso lo scambiatore cloruro-bicarbonato collocato sulla membrana plasmatica di ogni globulo rosso denominato banda III, tale processo ha preso il nome dallo stesso studioso ed è quindi noto come effetto Hamburger. Nello specifico questo effetto si verifica nei tessuti dove gli eritrociti perdono ioni bicarbonato  (HCO3-) ma nello stesso tempo acquisiscono ioni Cl- e molecole di H2O, con l’ingresso dell’anione cloruro si crea a un gradiente osmotico che determina il richiamo di acqua all’interno dell’eritrocita che in questo modo aumenta di volume. L’emoglobina che raggiunge un tessuto si trova allo stato rilasciato ossia legata all’ossigeno, ma in prossimità del tessuto viene carbossilata e passa allo stato teso, in questo stato l’emoglobina ha minore tendenza a legarsi con l’ossigeno è capace quindi di diffondere ossigeno al tessuto. Continue reading

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  • Emoglobina effetto Haldane

    Emoglobina effetto Haldane

    Negli alveoli polmonari l’ossigeno si lega all’emoglobina grazie al cosiddetto effetto Haldane che consente di spiegare il legame dell’ossigeno all’emoglobina che rende fisiologicamente il pH del sangue più acido. Questo effetto descritto per la prima volta dal fisiologo britannico John Scott Haldane da cui prende il nome facilita lo spostamento dell’anidride carbonica dal sangue agli alveoli grazie proprio all’acidità del sangue. Dunque la maggiore acidità dell’emoglobina legata all’ossigeno agevola la fase di eliminazione dell’anidride carbonica attraverso due meccanismi: l’emoglobina più acida ha meno tendenza a legarsi all’anidride carbonica, di conseguenza viene liberata un’alta percentuale di anidride carbonica; inoltre il pH più acido dell’emoglobina rilascia un maggior numero di H+ (ioni idrogeno) che combinandosi con ioni bicarbonato formano dapprima acido carbonico e successivamente H2O e CO2, favorendone così il rilascio a livello alveolare. Grazie a questo secondo meccanismo nei tessuti si registra una maggiore assunzione di anidride carbonica a cui corrisponde a livello alveolare una maggiore dispersione. Continue reading

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